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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38604/2024 del 21/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva parzialmente confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 240-bis c.p. disposto nei confronti di Bruzzaniti Bartolo e esteso a beni formalmente intestati a Maviglia (autovettura e immobile). La ricorrente contestava: 1) la mancata motivazione del Tribunale circa l'assenza di titolarità effettiva dell'immobile, che sarebbe l'abitazione familiare e formalmente acquisito con contratto con patto di futura vendita del 2012 poi trasferito a lei il 10/05/2023; 2) la valutazione che parte del prezzo (195.000 euro) sarebbe stato pagato con proventi illeciti di Bruzzaniti, nonostante alcuni bonifici probatori risultino effettuati dal conto di Bruzzaniti in data 24/03/2017 (circa 88.000 euro), 13/08/2018 (5.000 euro), 30/06/2020 (circa 5.000 euro) e 04/06/2021 (circa 21.000 euro), spesso anteriori alla contestazione dell'associazione delittuosa (giugno 2020) e/o all'ipotetico inizio dell'attività illecita (secondo la difesa, primi mesi del 2019). La ricorrente sosteneva altresì di aver redditi e attività lecite idonee a giustificare l'acquisto e che la sottoscrizione dell'atto da parte sua nel maggio 2023 sarebbe spiegabile con la latitanza del coniuge.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Milano per nuovo esame. La Corte ha rilevato carenze nella motivazione del Tribunale, in particolare l'insufficiente prova del collegamento cronologico tra l'attività delittuosa ascritta a Bruzzaniti e l'ingresso nel patrimonio dell'immobile, la mancata valutazione adeguata dei redditi leciti della ricorrente e l'omessa spiegazione su come pagamenti anteriori alla contestazione sarebbero riconducibili a risorse illecite. La Corte ha richiamato il principio secondo cui incombe sulla pubblica accusa l'onere di provare il nesso temporale e sostanziale tra attività delittuosa e incremento patrimoniale e che il terzo formalmente titolare non può essere gravato di un onere probatorio pieno di dimostrazione della provenienza lecita se la procura non fornisce elementi certi.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma richiamata in relazione alla confisca 'allargata' e ai sequestri preventivi finalizzati alla confisca; la decisione ricorda la disciplina e la sua applicazione in termini di presunzione relativa di illecita provenienza dei beni del condannato/indagato per reati 'spia'.

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma che disciplina il reato di traffico di stupefacenti, delitto spia che ha giustificato l'applicazione della misura nei confronti di Bruzzaniti.

  • art. 12-quinquies legge 7 agosto 1992, n. 356

    Richiamata nella ricostruzione storica: norma originaria che sanzionava la disponibilità di beni sproporzionati rispetto al reddito per soggetti indagati per reati di criminalità organizzata; la Corte costituzionale la dichiarò incompatibile con la presunzione di non colpevolezza.

  • art. 12-sexies legge 7 agosto 1992, n. 356

    Norma successiva introdotta per disciplinare la confisca allargata dopo la disapplicazione dell'art.12-quinquies; la sentenza richiama il quadro normativo e la giurisprudenza che ne ha precisato limiti e oneri probatori.

  • Giurisprudenza costituzionale e di legittimità (es. Corte Cost., sent. n. 48/1994; n. 33/2018; n. 24/2019; Sez. U., 26/10/2023, Rizzi; Sez. U., 26/06/2014, Spinelli)

    La sentenza riepiloga e applica principi consolidati: incompatibilità di norme che ribaltino pienamente la presunzione di non colpevolezza; ammissibilità di forme moderne di confisca purché bilanciate dall'onere di allegazione giustificativo e da una adeguata motivazione sul nesso cronologico tra reato 'spia' e incremento patrimoniale.

Massime di principio

  • La pubblica accusa ha l'onere di provare il collegamento cronologico e materiale tra l'attività delittuosa contestata e l'ingresso nel patrimonio di beni di valore sproporzionato; non è sufficiente richiamare genericamente intercettazioni o procedimenti diversi.
  • Quando i pagamenti o gli incrementi patrimoniali sono anteriori alla contestazione o al periodo di attività illecita ipotizzato, l'onere probatorio dell'accusa aumenta: bisogna motivare concretamente perché quelle somme siano derivate da attività illecite già in corso.
  • Il terzo formalmente intestatario, non indagato, non può essere costretto a dimostrare pienamente la lecita provenienza delle risorse a proprio carico se l'accusa non fornisce elementi concreti che colleghino il bene al reato; al terzo è richiesto un'onere di allegazione limitato a rendere credibile la provenienza lecita.
  • Nei sequestri e nelle confische 'allargate' il giudice deve fornire motivazioni specifiche e puntuali per retrodatare l'origine illecita delle risorse; la semplice sproporzione patrimoniale senza adeguata spiegazione cronologica non è sufficiente.
  • In casi simili è prudente predisporre e presentare documentazione contabile e reddituale che dimostri la capacità di spesa lecita del terzo (contratti di lavoro, fatture, movimenti bancari comprovanti redditi aziendali), ma resta imprescindibile che l'accusa dimostri il nesso tra reato e acquisto quando viene invocata la confisca allargata.

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