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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 371/2023 del 09/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la rideterminazione della pena (anni 6 di reclusione ed euro 30.000 di multa, già ridotta per il rito abbreviato) in applicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 40/2019, sostenendo che la pena base originaria (anni 9 e euro 45.000 di multa) fosse superiore al nuovo minimo edittale e dovesse quindi essere ridotta.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse correttamente motivato il mantenimento della pena base alla luce dei parametri legali, del consistente quantitativo di cocaina (2,286 kg) e della personalità del condannato, e che la sentenza di secondo grado era stata pronunciata dopo la pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 40/2019, per cui dicho giudizio aveva già tenuto conto della pronuncia costituzionale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sostanziale che disciplina il delitto di cui è stato riconosciuto colpevole il ricorrente (cessione di sostanze stupefacenti); la gravità del fatto (2,286 kg di cocaina) giustifica una pena base elevata, come motivato dal giudice della cognizione.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 40 del 2019

    pubblicata il 13/03/2019 (pronunciata 23/01/2019, n. 40)

    Ha inciso sui minimi edittali applicabili a talune fattispecie di spaccio, dando luogo a richieste di rideterminazione della pena; nel caso di specie la Corte d'appello di secondo grado ha pronunciato la propria sentenza dopo la pubblicazione di tale pronuncia e ne ha tenuto conto, con motivazione specifica.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per disporre le conseguenze dell'inammissibilità del ricorso: condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi che escludano la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

  • Corte Cost., sentenza n. 186 del 2000

    Richiamata per il principio secondo cui, salvo elementi che escludano la colpa, si può condannare il ricorrente al versamento di una somma alla Cassa delle ammende quando il ricorso è inammissibile per colpa.

Massime di principio

  • Se la sentenza di merito (anche di appello) è stata pronunciata dopo una pronuncia della Corte costituzionale che modifica i parametri edittali e il giudice di merito ha esplicitamente tenuto conto di quella pronuncia con motivazione puntuale, la richiesta successiva di rideterminazione della pena davanti al giudice dell'esecuzione è difficilmente accoglibile.
  • Il giudice dell'esecuzione deve valutare sia i parametri di legge sia la motivazione già adottata nei gradi di cognizione: una grave quantità di stupefacente e gli elementi di personalità possono giustificare una pena base superiore al nuovo minimo edittale, se adeguatamente motivato.
  • Un ricorso che si limiti ad attaccare genericamente la motivazione senza specificare in che modo la Corte non abbia applicato la pronuncia costituzionale o abbia travisato i fatti è inammissibile.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare, oltre al rigetto, la condanna alle spese processuali e, salvo prova della mancanza di colpa, il versamento di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Per ottenere la rideterminazione della pena in casi analoghi è necessario dimostrare che la pronuncia costituzionale non sia stata considerata nel giudizio di merito o che la motivazione sia manifestamente carente rispetto ai nuovi parametri normativi.

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