Cassazione Penale, Sentenza n. 45921/2022 del 05/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza di conferma della Corte d'appello (16/11/2021) relativa a condanna per: a) detenzione a fini di spaccio di due involucri contenenti gr. 31,159 e gr. 32,792 di marijuana (art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309); b) violenza e minaccia a pubblici ufficiali (artt. 81 e 337 c.p.) commessi il 17/10/2018. Contestava in primo luogo che la Corte non avesse esaminato la richiesta, formulata con memoria difensiva del 14/11/2021, di applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis c.p.; in secondo luogo denunciava l'illegittimità del diniego del beneficio della non menzione (art. 175 c.p.), sul presupposto che la motivazione dei giudici di appello avrebbe travisato le risultanze processuali e leso il diritto al silenzio/alla difesa dell'imputato.
La decisione
La Corte di legittimità ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto non necessario decidere sulla questione controversa della rilevabilità d'ufficio dell'art. 131-bis, osservando però che la sentenza di appello, dalla sua motivazione complessiva, mostrava implicitamente il rigetto della causa di non punibilità: i giudici di merito hanno valutato la gravità del fatto (peso della sostanza, valore intrinseco, comportamento del luogo 'parco urbano' abituale luogo di spaccio) e la gravità del comportamento verso i poliziotti (minacce e tentativo di colpirli), escludendo la particolare tenuità. Quanto al diniego della non menzione, la Corte ha ritenuto legittimo che i giudici di merito abbiano valutato il mancato ravvedimento anche sulla base del comportamento processuale, ai fini dell'art. 133 c.p., e che la concessione del beneficio sia rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309
due involucri contenenti gr. 31,159 e gr. 32,792 di marijuana
La Corte di merito ha valutato il dato ponderale e il contesto (spazio frequentato da tossicomani e spacciatori) come elementi che escludono la particolare tenuità del fatto e giustificano la sanzione per detenzione ai fini di spaccio.
tentato di colpirli con pugni e dicendo loro «ci vediamo quando non avete la divisa»
La condotta violenta e minacciosa verso pubblici ufficiali è stata ritenuta grave e connotata da elevato disvalore, giustificando la sanzione applicata per violenza/minaccia a pubblico ufficiale.
causa di non punibilità di cui all'art. 131 bis cod. pen.
La Corte ha affermato che, anche se non decide sul tema della rilevabilità d'ufficio, la richiesta può essere ritenuta implicitamente rigettata quando la motivazione della sentenza richiami elementi che escludono la particolare tenuità (gravità oggettiva, maggiore colpevolezza), rendendo chiaro il rigetto.
mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna
Il diniego del beneficio è stato ritenuto legittimo perché il giudice di merito, esercitando la sua discrezionalità, ha valutato negativamente il ravvedimento dell'imputato (anche in base al comportamento processuale) e ha ritenuto che non sussistessero gli elementi per la non menzione.
la sentenza impugnata rileva...che, in ragione della gravità del fatto e dell'atteggiamento processuale tenuto dall'imputato, non v'erano ragioni per concedere le attenuanti generiche
L'art. 133 è stato interpretato come norma che consente al giudice di tenere conto, fra gli altri elementi, del comportamento successivo al reato e del comportamento processuale ai fini della valutazione delle circostanze e dell'opportunità di attenuanti o benefici.
Massime di principio
- La richiesta di applicazione dell'art. 131-bis c.p. può essere implicitamente respinta se la motivazione della sentenza dimostra chiaramente, anche se non con riferimento testuale alla norma, la mancanza dei presupposti di particolare tenuità (peso della condotta, disvalore sociale, modalità del fatto).
- La questione della rilevabilità d'ufficio dell'art. 131-bis è controversa; tuttavia, in sede di legittimità la valutazione si concentra sulla completezza della motivazione: non è necessario che il giudice risponda parola per parola se dalla motivazione complessiva risulta il rigetto.
- Il beneficio della non menzione (art. 175 c.p.) è rimesso al discrezionale apprezzamento del giudice di merito e può essere negato anche valutando negativamente il 'ravvedimento' desumibile dal comportamento successivo al reato o dal comportamento processuale.
- Il diritto al silenzio o il diritto di difendersi non impediscono al giudice di prendere in considerazione il comportamento processuale e post-reato come elemento valutativo ai fini dell'art. 133 c.p.; tali elementi possono influire su attenuanti e benefici.
- Per ottenere risultati favorevoli in casi analoghi è utile produrre prove e argomenti specifici che dimostrino la particolare tenuità del fatto o il reale ravvedimento (es. assenza di pericolosità sociale, quantità minima, comportamento riparatorio), perché la mera enunciazione della richiesta può essere insufficiente se la motivazione di merito evidenzia elementi contrari.
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