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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18177/2026 del 20/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza del riesame che ha confermato la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata. Il ricorrente, tramite difesa, ha contestato: 1) la gravità indiziaria ritenuta dal riesame e la valutazione delle dichiarazioni della parte offesa (contraddizioni e sopravvenuta mancanza di pressioni); 2) il travisamento e la errata valutazione dei tabulati telefonici e delle celle di aggancio (compresa la mancata considerazione dell'assenza di traffico nell'orario dell'incontro); 3) la valutazione delle dichiarazioni del ricorrente (interrogatorio e comportamento di essersi allontanato nei boschi) e l'omessa considerazione di spiegazioni alternative (rancori preesistenti); 4) l'insussistenza delle esigenze cautelari e la mancata valutazione di misure meno afflittive, rilevando la spontanea presentazione e l'ampio decorso temporale senza elementi di pericolosità attuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva rigettato il riesame, ritenendo la motivazione del giudice del riesame adeguata e priva di aporie logiche. La Cassazione ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria sulla base di: dichiarazioni del denunciante, riconoscimenti fotografici, risultanze delle intercettazioni e contesto intimidatorio evocato (anche con riferimento ai colloqui carcerari del padre). Ha poi confermato l'esistenza delle esigenze cautelari (pericolo di reiterazione e di fuga), valorizzando la modalità mafiosa della tentata estorsione e la vicinanza del ricorrente a contesti 'ndranghetisti; ha applicato e confermato l'operatività della doppia presunzione prevista dalla disciplina cautelare per i reati aggravati dal metodo mafioso anche in ipotesi di tentativo. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • codice penale, art. 56

    Richiamato per qualificare l'azione come tentata: la pronuncia tiene conto della natura tentata del reato ai fini della ricostruzione della fattispecie.

  • codice penale, art. 629, secondo comma

    Articolo richiamato nell'imputazione (come riportato nell'atto), usato nel quadro descrittivo del procedimento; la sentenza non trae da questo articolo un'interpretazione particolare oltre al suo richiamo nella contestazione.

  • codice penale, art. 628, comma 3, n. 1

    Articolo che qualifica l'estorsione e la specifica aggravante presa a riferimento: la Corte valuta la condotta alla luce di tale aggravante.

  • codice penale, art. 416-bis.1

    Rilevato come fattore aggravante di tipo mafioso (metodo mafioso): la Corte utilizza la circostanza aggravante per qualificare la maggiore capacità intimidatoria e per attivare le presunzioni cautelari speciali.

  • codice di procedura penale, art. 275, comma 3, terzo periodo

    Interpretato come fonte della cosiddetta 'doppia presunzione' (sussistenza delle esigenze cautelari e adeguatezza della custodia in carcere) per reati aggravati dal metodo mafioso; la Corte conferma che tale presunzione opera anche per i delitti tentati.

  • codice di procedura penale, art. 51, comma 3-bis

    Richiamato in combinato disposto con l'art. 275 per fondare la doppia presunzione in materia cautelare per reati con aggravante di tipo mafioso.

  • disposizioni di attuazione cod. proc. pen., art. 94, comma 1-ter

    Richiamato solo in relazione agli adempimenti amministrativi consequenziali (versamento alla Cassa delle ammende).

Massime di principio

  • Per censurare la gravità indiziaria in Cassazione è necessario confrontarsi puntualmente, con argomentazioni concrete, con la ricostruzione fattuale e con ciascuna valutazione probatoria del giudice di merito; doglianze generiche sono inidonee.
  • La convergenza di più elementi (dichiarazioni della vittima, riconoscimenti fotografici, intercettazioni e riscontri oggettivi) rafforza la gravità indiziaria anche se singoli elementi (es. assenza di traffico telefonico in un dato istante) possono apparire non decisivi.
  • Nei reati aggravati dal cosiddetto metodo mafioso il giudice può applicare la doppia presunzione di esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia in carcere; tale presunzione, secondo la giurisprudenza citata, si estende anche ai delitti tentati.
  • La spontanea presentazione dell'indagato o il decorso del tempo non escludono automaticamente il pericolo di fuga o di reiterazione: il giudice valuta la totalità degli elementi (contatti che hanno favorito l'irreperibilità, capacità di sottrarsi ai controlli, assenza di segnali di resipiscenza).
  • Per ottenere misure cautelari meno afflittive il difensore deve proporre elementi di fatto e di prova specifici che scalfiscano le ragioni poste a fondamento della custodia (es. prove documentali sulla incompatibilità delle celle, testimonianze, alibi, elementi che contrastino la vicinanza a contesti criminali), non limitandosi a contestazioni generiche.
  • La valutazione delle comunicazioni e dei contesti comunicativi (intercettazioni, riferimenti a detenuti, uso di nomi) è tipicamente rimessa al giudizio di merito e può essere sindacata in Cassazione solo se il ragionamento del giudice è manifestamente illogico o fondato su criteri inaccettabili.

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