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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19106/2024 del 14/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello sostenendo: per Quero la mancata considerazione delle questioni sulla tipicità del peculato per induzione in errore, l'assenza del dolo essendo i pagamenti dovuti e la configurabilità piuttosto della truffa; per De Leonardis la errata riqualificazione del concorso tra extraneus e pubblico ufficiale ai sensi dell'art. 110 c.p. anziché art. 117 c.p., con mutamento sostanziale dell'imputazione, e doglianze sul trattamento sanzionatorio (entità della pena, aumento per continuazione e mancata prevalenza delle attenuanti generiche). Ambedue contestavano la motivazione e la qualificazione giuridica dei fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi infondati e li ha in gran parte rigettati. Ha confermato l'impianto fattuale che descriveva Quero quale funzionario delegato al pagamento e De Leonardis titolare della società De.le.va. non autorizzata dalla revoca del 31/10/2008, nonché la predisposizione di false attestazioni e la conseguente appropriazione delle somme. Ha però annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al capo A) (peculato ai sensi degli artt. 110 e 314 c.p.) per intervenuta prescrizione sino al 30/07/2011; per il resto ha rigettato i ricorsi, dichiarato l'irrevocabilità della sentenza riguardo alla responsabilità penale residua, confermato le statuizioni civili e condannato gli imputati alle spese processuali (liquidate in favore della ASL in euro 3.686, oltre accessori). Ha rinviato alla Corte d'appello di Lecce per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    Usato per qualificare il concorso di persone tra il pubblico ufficiale (Quero) e l'extraneus (De Leonardis) nel reato di peculato: la Corte ha ritenuto provato l'accordo e la cooperativezza nell'illecito.

  • art. 314 c.p. (peculato)

    Interpretato nel senso che il peculato si configura quando il pubblico ufficiale ha la disponibilità diretta o il "potere di firma" sul denaro pubblico e abusa di tale posizione; la distinzione rispetto alla truffa è nel momento in cui il pubblico agente acquisisce il possesso.

  • art. 117 c.p.

    Richiamato dai ricorrenti come alternativa per la ricostruzione del concorso; la Corte ha ritenuto invece corretta l'applicazione dell'art. 110, non ravvisando la necessità di qualificare diversamente il concorso.

  • art. 482 c.p.

    Richiamato in relazione alla riqualificazione del capo C) (false attestazioni di pagamento) nei confronti di De Leonardis: la Corte ha confermato la rilevanza delle false attestazioni come strumento per coprire l'illecito.

  • art. 521 c.p.p.

    Invocato nei motivi di ricorso in relazione a presunte violazioni di legge e vizi di motivazione; la Corte non ha riconosciuto vizi tali da annullare la decisione sul merito.

  • art. 624 c.p.p.

    Applicato per dichiarare l'irrevocabilità della sentenza relativamente all'affermazione della responsabilità penale per le parti non annullate per prescrizione.

Massime di principio

  • Peculato vs truffa: il peculato richiede che il pubblico ufficiale abbia la disponibilità o il potere di disporre del denaro in virtù dell'ufficio; se l'appropriazione deriva dall'abuso di tale disponibilità il reato è peculato. La truffa si configura quando il possesso è ottenuto come conseguenza diretta di inganno.
  • Concorso tra pubblico ufficiale ed extraneus: l'art. 110 c.p. può essere applicato quando emerge un accordo e una cooperazione tra il funzionario pubblico (che dispone o gestisce i fondi) e un soggetto esterno che agevola l'appropriazione, anche se l'extraneus non è titolare di funzioni pubbliche.
  • Onere di controllo del pubblico ufficiale: la reiterata omissione di controlli, la scelta continuativa di un soggetto non autorizzato e l'occultamento di avvisi sono indici logici forti della sussistenza del dolo/consapevolezza e possono fondare la responsabilità per peculato.
  • Prove e utilità personale non necessarie: l'assenza di prova di un vantaggio personale per il pubblico ufficiale non esclude il reato di peculato se la condotta si concretizza nell'appropriazione o nella cooperazione all'appropriazione di fondi pubblici.
  • Impugnazione e riqualificazione in appello: la Corte d'appello può procedere a riqualificazioni giuridiche dei fatti già emersi in istruttoria, purché non comportino un mutamento del fatto storico non conosciuto dall'imputato; la Cassazione verifica la congruità logico-giuridica di tali valutazioni.
  • Prescrizione e conseguenze: la prescrizione può estinguere parte della responsabilità accertata per i periodi più remoti, con possibile annullamento limitato senza rinvio e conseguente rimessione alla corte d'appello per la riformulazione della pena residua.

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