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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19896/2023 del 10/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorsi erano diretti a impugnare la sentenza della Corte d'appello di Brescia del 27/10/2021 che aveva in parte assorbito alcune imputazioni ma confermato condanne per bancarotta fraudolenta patrimoniale e relative pene accessorie. Claudio Rubes deduceva, tra gli altri motivi, che i versamenti per circa Euro 642.000 a favore di Immobiliare Marco Polo s.r.l. non fossero atti dissipativi ma finanziamenti giustificati, che il preliminare di compravendita fosse valido e non simulato, e denunciava mancata valutazione dell'assenza del nesso causale con il fallimento, vizi motivazionali sull'aggravante del danno di particolare gravità (art. 219 I.fall.), nonché questioni relative alle circostanze attenuanti e alla quantificazione della provvisionale. Luigi Tumiati articolava motivi su omesso esame di prova decisiva (procura speciale a favore di Micò), contestazione della qualificazione dei finanziamenti a Marco Polo e sulla conferma dell'aggravante di cui all'art. 219 I.fall.

La decisione

Per Rubes: parziale accoglimento. La Corte di cassazione ha ritenuto infondati la maggior parte dei motivi, confermando la qualificazione delle elargizioni come atti dissipativi e la sussistenza della natura simulata del preliminare; tuttavia ha accolto il motivo relativo alla mancanza di motivazione in ordine all'aggravante del danno patrimoniale di particolare gravità (art. 219 I.fall.), annullando la sentenza limitatamente a tale punto e rinviando per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Brescia (con regolamento delle spese). Restanti doglianze di Rubes rigettate. Per Tumiati: inammissibilità del ricorso per plurime ragioni (tra cui devoluzione insufficiente di questioni in sede di appello e genericità dei motivi); condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, al versamento alla Cassa delle ammende di Euro 3.000,00 e alla rifusione delle spese della parte civile.

Norme richiamate

  • decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 (convertito)

    Disciplina la possibilità di depositare memorie e requisitoria scritta in Cassazione in luogo della discussione orale; la Corte ha richiamato la norma per constatare che le parti non hanno chiesto discussione orale e per fare riferimento alla requisitoria scritta del Procuratore generale.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti di devoluzione in sede di ricorso per cassazione: i motivi sono analizzati nei limiti di quanto dedotto in sede di impugnazione di merito; la Corte ha valutato l'ammissibilità alla luce di questa disposizione.

  • art. 130 cod. proc. pen.

    Consente la correzione di errori materiali da parte di collegio anche diverso da quello che ha emesso la decisione; la Corte ha rigettato il vizio relativo all'errata composizione del collegio che emise l'ordinanza correttiva.

  • art. 216 legge fallimentare (I.fall.)

    Norme procedurali in materia fallimentare richiamate nelle censure; la Corte ha valutato la corretta applicazione delle norme fallimentari nella qualificazione delle condotte contestate.

  • art. 219, comma 1, legge fallimentare (I.fall.)

    Aggravante per il reato fallimentare relativa al danno di particolare gravità; la Corte ha ritenuto che la sentenza impugnata non abbia motivato adeguatamente la sussistenza di tale aggravante rispetto alle specifiche doglianze sollevate, determinando l'annullamento parziale e il rinvio.

  • art. 2467 cod. civ.

    Disciplina i finanziamenti dei soci alla società e le condizioni in cui si considerano conferimenti; la Corte lo ha richiamato per valutare se le elargizioni fossero giustificate o costituissero spostamenti patrimoniali 'sine causa' e quindi dissipativi.

  • art. 185 e 538 cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione alla quantificazione del danno e alla provvisionale; la Corte ha ritenuto che la statuizione generica sulla provvisionale in sede penale sia atto di discrezionalità non idoneo a fondare ricorso di legittimità.

Massime di principio

  • Finanziamenti da una società controllante o da soci a una partecipata possono essere valutati come atti dissipativi se non è individuata una causa giustificativa concreta e documentata: la mera partecipazione societaria o l'esistenza di un progetto immobiliare non bastano senza prove del vantaggio concreto per la società finanziatrice.
  • La simulazione di un contratto preliminare può emergere da elementi convergenti (mancata trascrizione/registrazione, assenza dalla contabilità, mancata richiesta di restituzione della caparra, estraneità dei beni all'oggetto sociale): la valutazione è complessiva, non atomistica.
  • Per la configurazione del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessario provare un nesso causale diretto tra gli atti dissipativi e il fallimento: è sufficiente il depauperamento destinato ad impieghi estranei all'attività aziendale.
  • In Cassazione sono inammissibili i motivi che introdurranno questioni non devolute al giudice di merito o che risultino generici; occorre che le doglianze fossero adeguatamente dedotte in appello per poter essere riesaminate in sede di legittimità.
  • La mancata motivazione specifica su un'aggravante decisiva (es. danno di particolare gravità) può determinare annullamento parziale e rinvio anche se la colpa sostanziale resta confermata su altri punti: il vizio riguarda la completezza della motivazione rispetto alle doglianze decisive.
  • Le statuizioni penali riguardanti la concessione di provvisionale o l'indicazione generica del risarcimento seguono regole di discrezionalità e, salvo motivazioni specifiche, difficilmente sono sindacabili in Cassazione.

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