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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38645/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza del 06/12/2022 che ha rigettato l'appello avverso il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari. Il motivo unico denuncia violazione degli artt. 274 e 275 c.p.p. e l'apparenza di motivazione in ordine alle esigenze cautelari, sostenendo che il mutato contesto socio-ambientale (sequestro della societa' Helios, subentro di altra impresa nei servizi di pulizia, dissolvimento della cordata imprenditoriale) escluderebbe il pericolo di reiterazione; inoltre rileva che analoghe istanze di coindagati sono state accolte e che il ricorrente non avrebbe piu' rapporti con Helios.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. I giudici hanno ritenuto la motivazione del Tribunale coerente e sufficiente: la sottoposizione a sequestro della societa' Helios non ha eliminato il rischio di reiterazione, alla luce dei consolidati rapporti del D'ANDREA con esponenti delle cosche e con amministratori pubblici, nonche' del suo ruolo di amministratore di fatto e anello di collegamento tra la cordata imprenditoriale e le cosche. La presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere ex art. 275, comma 3, c.p.p. non e' stata superata dagli elementi difensivi. Il ricorrente e' condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p., e copia della decisione e' trasmessa al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente quale parametro della correttezza e sufficienza della motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione impugnata fosse coerente e priva di illogicita', conformandosi ai requisiti di motivazione richiesti dall'art. 274.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la presunzione relativa di adeguatezza della custodia cautelare in carcere prevista dal comma 3 dell'art. 275, ritenendo che tale presunzione non sia stata superata dalla difesa: per superarla sono necessari elementi specifici che dimostrino che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con misure meno afflittive.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la statuizione sulle spese: in caso di rigetto dell'impugnazione il ricorrente e' condannato al pagamento delle spese del procedimento.

  • art. 94, comma 1-ter delle disposizioni di attuazione del c.p.p.

    Ordina la trasmissione della decisione al direttore dell'istituto penitenziario quando dalla decisione non consegue la rimessione in liberta', per gli adempimenti sul regime detentivo previsti dal comma 1-bis dello stesso articolo.

Massime di principio

  • La mera sottoposizione a sequestro di una societa' collegata a reati non esclude automaticamente il pericolo di reiterazione se l'indagato mantiene legami personali, ruoli fattuali o capacita' di influenza sugli apparati coinvolti.
  • La presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere (art. 275, comma 3 c.p.p.) può essere superata solo con elementi specifici e concreti che dimostrino che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure meno afflittive.
  • La valutazione delle esigenze cautelari e' personalizzata: decisioni favorevoli ad altri coindagati non vincolano il giudice rispetto alla posizione del singolo e non costituiscono in automatico motivo per mutare la misura di un altro imputato.
  • La motivazione del provvedimento cautelare deve essere complessiva e confrontare modalita' di commissione, personalita' dell'indagato e contesto socio-ambientale; assenza di illogicita' e adeguata argomentazione giustificano il mantenimento della misura.
  • La durata della detenzione e la condotta del detenuto possono essere elementi a favore della sostituzione della misura, ma non sono determinanti se non integrati da elementi idonei a superare la presunzione di pericolosita'.

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