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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41443/2023 del 12/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la conferma della condanna per tentato furto aggravato sostenendo che il reato era divenuto improcedibile per difetto di querela, alla luce della riforma (c.d. Riforma Cartabia) che ha reso il delitto in questione procedibile a querela della persona offesa salvo casi tassativi di esercizio d'ufficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato. Ha accertato che non vi era stata querela da parte della persona offesa: la denuncia effettuata il 16/01/2020 da Lo Abiboulaye per delega della società CVG Max s.r.l. non è qualificabile come querela perché priva di manifestazione di volontà punitiva, e non risulta che la persona offesa abbia proposto querela entro il termine previsto (30 marzo 2023). Non essendo ricorrenti le condizioni che autorizzano l'esercizio d'ufficio dell'azione penale, la Corte ha pronunciato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per improcedibilità del reato.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (c.d. Riforma Cartabia), art. 2, comma 1, lett. t)

    Il delitto è punibile a querela della persona offesa. Si procede, tuttavia, d'ufficio se la persona offesa è incapace, per età o per infermità, ovvero se ricorre taluna delle circostanze di cui all'articolo 625, numeri 7, salvo che il fatto sia commesso su cose esposte alla pubblica fede, e 7-bis)

    La riforma ha trasformato il regime di procedibilità per il delitto di furto aggravato introducendo la procedibilità a querela della persona offesa, con eccezioni limitate che rendono possibile l'esercizio d'ufficio solo se sussistono condizioni specifiche (incapacità della persona offesa o alcune circostanze aggravanti previste dall'art. 625).

  • Art. 624 cod. pen. (terzo comma, nella versione modificata dalla Riforma Cartabia)

    La modifica normativa ricondotta alla riforma ha inciso sulla punibilità del delitto di furto, collegandone la procedibilità alla querela salvo le eccezioni previste, e pertanto impone di verificare la presenza della querela per procedere penalmente.

  • Art. 625 cod. pen. (numeri rilevanti per l'esercizio d'ufficio)

    Le circostanze indicate nell'art. 625 (in particolare i numeri richiamati dalla riforma, come i numeri 7 e 7-bis) individuano i casi in cui l'azione penale può essere promossa d'ufficio nonostante la regola della querela; in loro assenza la procedibilità resta subordinata alla querela della persona offesa.

  • Art. 85 D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (disposizioni transitorie)

    Prevede termini transitori per la proposizione della querela in relazione alle modifiche introdotte dalla riforma; nel caso di specie la Corte ha richiamato il termine del 30 marzo 2023 come termine oltre il quale non risultava presentata querela.

  • Art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato come norma che avrebbe potuto autorizzare diversa pronuncia se sussistenti elementi, ma qui la Corte ha ritenuto assenti gli elementi necessari e pertanto ha proceduto all'annullamento senza rinvio per improcedibilità.

Massime di principio

  • Dopo la Riforma Cartabia, molti reati di furto aggravato sono procedibili a querela: prima di procedere penalmente occorre verificare che sia stata effettivamente proposta querela dalla persona offesa, salvo i casi tassativi che legittimano l'azione d'ufficio.
  • Una denuncia presentata da un incaricato della sicurezza o da un delegato della persona offesa non vale come querela se manca la manifestazione esplicita della volontà punitiva della persona offesa.
  • Se non risulta una querela entro i termini transitori previsti dalla normativa (es. termine richiamato del 30/03/2023 nella fattispecie), l'azione penale è improcedibile e la sentenza di condanna deve essere annullata senza rinvio.
  • Nei ricorsi in Cassazione fondati su vizio di procedibilità per difetto di querela la Corte può esaminare gli atti per accertare la sussistenza della querela e, in mancanza di elementi che giustifichino l'esercizio d'ufficio, disporre l'annullamento per improcedibilità.
  • Per evitare il rischio di improcedibilità, le parti e l'accusa devono documentare con cura la presenza della querela o la ricorrenza di condizioni che legittimano l'azione d'ufficio prima delle decisioni di merito.

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