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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19450/2025 del 26/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per reati commessi nella notte tra il 5 e il 6 marzo 2022: capo 1 tentato omicidio pluriaggravato ai danni di Andrea Asnaghi; capo 3 porto ingiustificato di coltello; capo 2 lesioni a Marcello Leaci; capi 4 e 5 violenza privata e lesioni a Roberto Ghione. Il ricorrente deduceva: 1) errata qualificazione del fatto come tentato omicidio invece che lesioni volontarie aggravate, per assenza di animus necandi, superficialità delle ferite, circostanza di rissa e comportamento successivo dell’imputato; 2) vizio nel diniego delle circostanze attenuanti generiche, lamentando che non erano stati adeguatamente valutati la sua incensuratezza, il percorso di recupero e il buon comportamento successivo al reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto il ricorso discorsivo e non sufficientemente specifico ai sensi dell'art. 606 c.p.p., non consentendo una censura ragionata della decisione di merito; ha inoltre confermato la corretta qualificazione come tentato omicidio, valorizzando la pericolosità dell'arma (coltello a scatto con lama di circa 7 cm), il numero di fendenti (quattro), i distretti corporei colpiti (schiena e torace) e le certificazioni mediche che attestano ferite penetranti e copioso sanguinamento. La mancata fuga è stata ritenuta irrilevante e la condotta di allontanamento è stata letta come indice di freddezza criminale. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto la richiesta di attenuanti generiche a-specifica e, comunque, manifestamente infondata: i giudici di merito hanno motivatamente richiamato la gravità della condotta, elementi negativi della personalità emersi dalle indagini (possessione di denaro, armi e stupefacenti dai profili social e telefoni) e l'assenza di elementi positivi prevalenti; la condotta successiva dell'imputato è stata considerata ma ritenuta insufficiente a prevalere sulle ragioni del diniego. Conseguenza: declaratoria d'inammissibilità e condanna al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Usato per unificare le varie imputazioni in unico trattamento sanzionatorio; la Corte ne dà applicazione per considerare i reati come unitariamente valutabili ai fini della pena.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Applicato come limite formale all'impugnazione in cassazione: il ricorrente deve indicare con precisione i vizi di motivazione (contraddittorieta', illogicità, carenza) e non può proporre argomentazioni meramente discorsive o una riformulazione del racconto fattuale.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato nella valutazione delle circostanze attenuanti generiche: il giudice di merito può scegliere gli elementi previsti dall'articolo ritenuti preponderanti e motivare il diniego o la concessione; la Corte ha ritenuto legittimo il diniego motivato dalla gravità del fatto e dalla personalità negativa dell'imputato.

Massime di principio

  • Per chiedere la riqualificazione del reato in sede di legittimità è necessario indicare specifici vizi di motivazione ai sensi dell'art. 606 c.p.p.; non basta riproporre argomentazioni factuali già discusse in appello.
  • La Cassazione non è sede di riconsiderazione gratuita delle prove: bisogna puntare su errori di diritto o su manifesta illogicità della motivazione, non su una diversa lettura del materiale probatorio.
  • Per ottenere il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche occorre fornire elementi concreti e specifici (art. 133 c.p.), anche documentati, che il giudice di merito non possa ritenere irrilevanti o superati dalla gravità del fatto.
  • Per contrastare l'accertamento dell'animus necandi è essenziale confutare i dati oggettivi valorizzati dal giudice (tipo e pericolosità dell'arma, numero e direzione delle lesioni, parti vitali colpite, referti medici) con prove o analisi tecniche idonee.
  • Il comportamento successivo al reato può avere rilievo favorevole ma può essere superato da elementi negativi preponderanti; va documentato chiaramente e inserito nel dialogo probatorio già nei gradi di merito.
  • La mancata fuga non è automaticamente a favore del reo: il contesto (intervento di terzi, rischio di identificazione, freddezza nell'allontanarsi) può essere interpretato diversamente e deve essere argomentato in modo preciso.

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