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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19440/2025 del 26/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Tribunale di Napoli, quale giudice dell'esecuzione, aveva revocato l'ordine di demolizione emesso con le sentenze n. 207/95 e 89/97 a favore degli odierni resistenti, ritenendo che il rilascio di permesso in sanatoria (condono) e il principio di proporzionalità, nonché l'affidamento dei terzi compratori, giustificassero la revoca. Il Pubblico Ministero impugnava l'ordinanza denunciando violazione di legge e vizio di motivazione: sosteneva l'illegittimità del titolo in sanatoria per artificioso frazionamento in più istanze presentate da soggetti estranei all'abuso, la necessità di considerare la volumetria complessiva dell'immobile e il profilo temporale per la condonabilità, nonché la vincolatività e natura ripristinatoria (non sanzionatoria) dell'ordine di demolizione che non può essere definitivamente annullato dal giudice dell'esecuzione in forza di un generico bilanciamento di interessi a favore di terzi, i quali devono trovare tutela prevalentemente in rimedi civili e non come ostacolo al ripristino della legalità edilizia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, richiamando e conformandosi alla propria recente giurisprudenza (tra cui la sentenza Sez. 3 n. 18467/2025) e ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Napoli del 05/11/2024 con rinvio. La Corte ha osservato che il Tribunale non ha adeguatamente valutato gli elementi probatori suscettibili di indicare un frazionamento artificioso delle domande di condono e non ha rispettato i principi consolidati in materia: l'ordine di demolizione ha natura vincolata e reale, la legittimità del condono deve essere verificata (incluso il rispetto dei requisiti temporali, volumetrici e di pagamento dell'oblazione) e il principio di proporzionalità, pur applicabile in sede esecutiva, non legittima una revoca definitiva dell'ordine di demolizione se non quando ricorra incompatibilità effettiva e documentata; al più può essere disposta una sospensione. Ne consegue il rinvio al Tribunale per nuovo esame conforme ai principi indicati.

Norme richiamate

  • art. 39 L. 724/1994

    La norma disciplina aspetti procedurali del condono edilizio; la Corte richiama che la legittimazione soggettiva alla sanatoria e le condizioni per il silenzio-assenso devono essere concretamente verificate e non sono automaticamente opponibili all'ordine di demolizione senza controllo sulla legittimità formale e sostanziale del titolo.

  • art. 35 L. 47/1985

    Richiamata nel contesto del silenzio-assenso e della formazione del titolo sanante; la Corte sottolinea che l'effetto sanante si realizza solo se sussistono i requisiti di legge e gli adempimenti amministrativi (es. oblazione, verifiche tecniche).

  • art. 20 L. 241/1990

    Norma sul procedimento amministrativo e silenzio-assenso; utilizzata per spiegare che il formarsi del titolo per silenzio non esclude la verifica della rispondenza della domanda ai requisiti di legge.

  • art. 32, comma 37, d.l. 269/2003 (conv. L. 326/2003)

    Richiamato per il principio secondo cui il silenzio-assenso si forma a condizione che la domanda di condono soddisfi i requisiti di legge; pertanto non ogni atto formale produce automaticamente sanatoria opponibile all'ordine di demolizione.

  • Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 9/2017

    Principio che qualifica l'ordine di demolizione come vincolato ai presupposti di fatto e di diritto e, quindi, come provvedimento che non è suscettibile di essere annullato in modo discrezionale se i presupposti permangono.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 3 n. 18467/2025, n. 4749/2007, n. 727/2022)

    Precedenti richiamati che ribadiscono la natura vincolata dell'ordine di demolizione, i limiti del sindacato sul titolo sanante formatosi per silenzio e la possibilità per il giudice penale di valutare la legittimità del condono nei termini richiesti dalla legge.

  • Sentenza CEDU del 14/09/2024 (richiamata)

    Citata sul profilo qualificatorio dell'ordine di demolizione quale misura ripristinatoria e non sanzionatoria; la Corte ricorda però che tale qualificazione non impedisce l'accertamento della legittimità del titolo sanante né, ove legittimo, non impedisce l'esecuzione dell'ordine quando i presupposti sussistono.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione, una volta emesso, ha carattere vincolato e reale: non può essere definitivamente revocato dal giudice dell'esecuzione sulla base di un generico bilanciamento di interessi a favore di terzi acquirenti; al più può essere sospeso in presenza di gravi e documentati profili.
  • La formazione di un titolo in sanatoria per silenzio-assenso non è automatica e deve rispettare requisiti temporali, volumetrici e procedurali (pagamento dell'oblazione, rispondenza tecnico-normativa). Il giudice penale in sede esecutiva può e deve valutare la legittimità del titolo quando è posta in contrasto con un ordine di demolizione.
  • Il frazionamento artificioso dell'immobile in più domande di condono da parte di diversi soggetti può integrare una condotta elusiva che rende illegittimo il titolo sanante: il criterio è la sostanza dell'interesse e dell'opera, non la mera forma delle domande.
  • La tutela dei terzi acquirenti di buona fede è prevalentemente rimessa agli strumenti civilistici (risarcimento, azioni verso il venditore o l'ente), non costituisce di regola giustificazione sufficiente per impedire il ripristino della legalità edilizia disposto con ordine di demolizione.
  • Il momento rilevante per valutare la condonabilità è quello fissato dalla normativa (ad es. ultimazione dei lavori entro la data di riferimento stabilita dalla legge): non conta solo l'atto formale successivo di sanatoria.
  • In sede di esecuzione il giudice deve uniformarsi ai precedenti di legittimità e non può rimettere in discussione i presupposti sostanziali che hanno portato all'emissione dell'ordine di demolizione, salvo elementi nuovi, concreti e provati di incompatibilità tra sanatoria valida e ordine esecutivo.

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