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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19537/2024 del 16/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I tre imputati hanno impugnato la sentenza d'appello che li aveva dichiarati colpevoli dei reati a loro ascritti (Bevilacqua: furto aggravato e simulazione di reato; Cerelli: tentata rapina aggravata e simulazione di reato; Spinelli: simulazione di reato). Bevilacqua ha denunciato travisamento della prova, violazione degli artt. 189 e 192 c.p.p. e vizio di motivazione soprattutto in relazione all'alibi (documentazione paga) e all'identificazione da parte delle persone offese. Cerelli e Spinelli hanno dedotto vizi della motivazione (mancanza, contraddittorietà, manifesta illogicità) in ordine all'insufficienza del riconoscimento e alla contraddittorietà dell'avere condannato l'una per simulazione e assolto i coimputati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e li ha respinti. Ha ritenuto i motivi generici e mera riproposizione del gravame di merito, confermando la correttezza e la solidità della motivazione della Corte d'appello (in particolare la valutazione dell'alibi documentale e l'attendibilità di testimonianze tardive). Ha inoltre escluso che sussistesse travisamento della prova e ha ritenuto infondato il principio "simul stabunt, simul cadent" invocato da Spinelli. In conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., a versare euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 23 co.8 D.L. n. 137/2020

    art. 23 co.8 D.L. n. 137/2020

    Ha consentito che il ricorso fosse trattato con contraddittorio scritto; la Corte segnala il rispetto di tale procedura scritta nel dibattimento in Cassazione

  • art. 367 c.p.

    Norma che disciplina la simulazione di reato: la Corte d'appello aveva assolto Bevilacqua e Cerelli da tale imputazione; la Cassazione non ha ritenuto di dover modificare tale valutazione dato che il ricorso era generico

  • art. 189 e 192 c.p.p.

    Richiamati dai ricorrenti in relazione a presunte violazioni procedurali e di valutazione probatoria; la Corte di Cassazione ha ribadito il divieto di riesame in fatto delle prove da parte della Corte di legittimità e ha precisato che il vizio di travisamento richiede la dimostrazione di una distorsione della rappresentazione probatoria, non una mera diversa valutazione delle stesse

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e alla comminazione di una somma in favore della cassa delle ammende per l'inammissibilità dei ricorsi

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non sostituisce la propria valutazione delle fonti di prova a quella del giudice di merito: le censure che si limitano a proporre una diversa lettura delle stesse risultano inammissibili
  • Il vizio di "travisamento della prova" richiede la dimostrazione che il giudice abbia falsamente trasposto o distorto il contenuto effettivo degli atti o delle prove, non la semplice dissidenza sulla loro valutazione
  • Documenti giustificativi di un'alibi (es. busta paga) possono avere valore limitato se non dimostrano in modo preciso la presenza dell'imputato nel luogo e nel momento del fatto; il giudice può ragionevolmente circoscriverne la portata probatoria
  • Testimonianze acquisite tardivamente, o rivelate a distanza di molti anni, possono essere ritenute inattendibili se contraddette da risultanze convergenti e motivate adeguatamente dal giudice
  • La formula "simul stabunt simul cadent" non opera automaticamente: l'assoluzione di un coimputato non impone automaticamente l'assoluzione degli altri se non sussiste rapporto di presupposizione logica tra le posizioni
  • Ricorsi generici o che ripropongono pedissequamente le ragioni già valutate in appello rischiano l'inammissibilità e possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie

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