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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45505/2022 del 30/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata perché priva di motivazione (il provvedimento si limitava al dispositivo "visto, allo stato si rigetta"). La Corte ha richiamato la giurisprudenza e il principio costituzionale secondo cui i provvedimenti che incidono sulla libertà personale devono essere motivati. Dispone il rinvio per nuovo esame al magistrato di sorveglianza di L'Aquila.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava il diniego, contenuto nell'ordinanza del 17/08/2021, all'ampliamento dell'orario di autorizzazione ad allontanarsi dal domicilio mentre si trovava in detenzione domiciliare. Il reclamo (per tramite del difensore) denunciava l'assenza totale di motivazione del provvedimento e illustrava le ragioni a supporto della richiesta; il Tribunale di sorveglianza ha qualificato il reclamo come ricorso per cassazione e trasmesso gli atti alla Corte. Il Procuratore Generale aveva richiesto l'inammissibilità del ricorso per violazione del principio di autosufficienza.

Norme richiamate

  • art. 111 Cost.

    La Corte ricava da art. 111 Cost. la possibilità di sindacare in Cassazione i provvedimenti che incidono effettivamente sulla libertà personale, in quanto tali decisioni possono essere ricorribili per violazione di legge

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 41-ter

    Attribuisce competenze al magistrato di sorveglianza in materia di detenzione domiciliare; le decisioni non occasionali e non contingenti in tema di modifica della detenzione domiciliare possono incidere sul contenuto effettivo della misura e dunque sono sindacabili in Cassazione

  • art. 568 c.p.p., comma 5

    Le impugnazioni contro provvedimenti del magistrato di sorveglianza che incidono sulla detenzione domiciliare devono essere qualificate e trattate come ricorso per cassazione secondo la procedura prevista da tale norma

  • art. 125, comma 3, secondo periodo, cod. proc. pen.

    Pur stabilendo che i decreti devono essere motivati a pena di nullità solo quando espressamente previsto, la Corte interpreta questa norma insieme alla giurisprudenza costituzionale e di legittimità nel senso che per i provvedimenti che incidono sulla libertà personale l'obbligo di motivazione è comunque imprescindibile

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 1, sentenza 21 maggio 2013, n. 25639, "Giugliano")

    Richiama il principio consolidato secondo cui i provvedimenti che incidono sulla libertà personale richiedono una motivazione adeguata, con aggancio alle garanzie di cui all'art. 111 Cost. commi 6 e 7

  • motivazione del provvedimento impugnato

    visto, allo stato si rigetta

    La formula utilizzata dal magistrato non costituisce una motivazione: è un mero dispositivo senza alcuna esposizione delle ragioni di fatto e di diritto, pertanto il provvedimento è viziato e va annullato

Massime di principio

  • I provvedimenti del magistrato di sorveglianza che incidono sulla libertà personale (es. modifiche non occasionali della detenzione domiciliare) devono essere adeguatamente motivati; la mancanza totale di motivazione comporta l'annullamento
  • Le impugnazioni contro decreti del magistrato di sorveglianza relativi alla detenzione domiciliare devono essere qualificate e trattate come ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 568 c.p.p., comma 5
  • La motivazione formale prevista dall'art. 125 c.p.p. non esclude, per i provvedimenti che incidono sulla libertà personale, l'obbligo interpretativo di fornire ragioni sufficienti e comprensibili, in coerenza con gli artt. 111 Cost. commi 6 e 7
  • In casi analoghi, se il provvedimento si limita al dispositivo senza spiegazioni, il rimedio processuale efficace è il ricorso in Cassazione che può condurre all'annullamento e al rinvio per un nuovo esame motivato
  • Pur dovendo rispettare il principio di autosufficienza del ricorso, il ricorrente può ottenere l'esito favorevole quando il vizio di motivazione è palese e incide sulla tutela della libertà personale

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