Cassazione Civile, Ordinanza n. 08732/2023 del 28/03/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
La controversia
Le ricorrenti avevano convenuto in giudizio i vicini chiedendo l'accertamento dell'inesistenza di una servitù di passaggio e parcheggio gravante sul loro fondo, oltre al risarcimento del danno. I convenuti si erano difesi eccependo l'usucapione del diritto reale e proponendo a loro volta domanda risarcitoria. In primo grado la negatoria servitutis era stata accolta e le domande risarcitorie respinte; in appello, invece, la decisione era stata riformata con rigetto della negatoria e accoglimento dell'usucapione. In cassazione le ricorrenti deducevano: 1) violazione degli artt. 112 e 342 c.p.c. perché l'eccezione di usucapione non sarebbe stata riproposta in appello e si sarebbe formato giudicato interno; 2) violazione degli artt. 1061, 1158, 2697 c.c. e 115-116 c.p.c., oltre a omesso esame di fatto decisivo, perché la Corte d'appello avrebbe riconosciuto l'usucapione di una servitù senza verificare la presenza di opere visibili e permanenti, richieste per le servitù apparenti; 3) violazione degli artt. 1027, 1028 c.c. e 115 c.p.c. per mancato accertamento della utilitas della servitù.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto infondati il primo e il terzo motivo: ha affermato che il tema dell'usucapione era stato comunque riproposto in appello, poiché gli appellanti avevano lamentato il mancato riconoscimento del diritto di accesso e parcheggio; ha inoltre condiviso l'affermazione della Corte territoriale sulla sussistenza della utilitas, intesa in senso ampio come qualsiasi vantaggio funzionale per il fondo dominante. È stato invece accolto il secondo motivo, poiché la sentenza impugnata non aveva svolto alcun accertamento sulla necessaria presenza di opere visibili e permanenti destinate all'esercizio della servitù, requisito imprescindibile per l'usucapione delle servitù apparenti. La sentenza d'appello è stata quindi cassata in relazione al motivo accolto e la causa rinviata alla Corte d'appello di Catanzaro in diversa composizione, anche per le spese.
Norme richiamate
Il tema dell'usucapione della servitù era stato ritenuto ritualmente riproposto in appello mediante la devoluzione del capo relativo al diritto di accesso e parcheggio.
La Corte ha ritenuto che l'atto di appello contenesse una sufficiente riproposizione del motivo relativo al diritto di servitù, escludendo il giudicato interno.
L'usucapione degli iura in re aliena è ammessa soltanto per le servitù apparenti e richiede la presenza di opere visibili e permanenti destinate al loro esercizio.
Richiamato quale norma sull'usucapione, in combinazione con il requisito di apparenza della servitù.
Richiamato nel quadro della censura sull'onere probatorio in ordine ai presupposti dell'usucapione della servitù.
Richiamato per contestare la valutazione delle prove e per il mancato accertamento di specifici presupposti fattuali.
Richiamato in relazione alla valutazione delle risultanze istruttorie da parte del giudice di merito.
Richiamato per la nozione di servitù prediale e il rapporto di utilità tra fondo dominante e fondo servente.
Richiamato in relazione alla configurazione della utilitas della servitù.
Massime di principio
- L'usucapione di una servitù prediale può essere riconosciuta solo se la servitù è apparente, ossia se risultano opere visibili e permanenti destinate al suo esercizio; il mero uso di fatto, anche se continuato nel tempo, non basta.
- Ai fini della formazione del giudicato interno, la devoluzione in appello di un capo di sentenza può avvenire anche in forma non formalistica, purché dall'atto di impugnazione emerga in modo chiaro la contestazione del medesimo tema decidendum.
- Il concetto di utilitas della servitù è ampio e comprende ogni vantaggio, anche non economico, che sia strumentalmente collegato alla destinazione del fondo dominante.
- Quando si deduce l'usucapione di una servitù, il giudice di merito deve accertare in modo specifico sia la continuità dell'esercizio sia i requisiti oggettivi di apparenza richiesti dalla legge.
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