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Cassazione Civile, Ordinanza n. 21302/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (ente previdenziale)

La controversia

La controversia nasce da due intimazioni di pagamento relative a cartelle esattoriali per contributi previdenziali dovuti a una cassa professionale. In primo grado il tribunale ha dichiarato prescritti alcuni dei crediti contributivi e ha rigettato la domanda riconvenzionale della cassa contro l’agente della riscossione, volta a ottenere il risarcimento del danno per la perdita dei crediti a causa della prescrizione. In appello la cassa ha ottenuto la condanna dell’agente della riscossione al risarcimento del danno, quantificato nell’importo delle cartelle prescritte al netto di spese di notifica e oneri di riscossione; l’appello incidentale dell’agente è stato dichiarato inammissibile. Nel ricorso per cassazione l’agente della riscossione ha dedotto: 1) violazione dell’art. 4 d.l. 119/2018, sostenendo che lo stralcio dei debiti di importo inferiore a mille euro opererebbe automaticamente e avrebbe dovuto essere applicato d’ufficio, con incidenza sul danno risarcibile; 2) violazione degli artt. 19 e 20 d.lgs. 112/1999, per avere la corte d’appello affermato la sua responsabilità verso l’ente impositore per il mancato incasso dei crediti iscritti a ruolo; 3) violazione dell’art. 100 c.p.c., assumendo il difetto di interesse ad agire della cassa e la necessità del previo esperimento della procedura amministrativa di discarico per inesigibilità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché non decisivo: la censura sullo stralcio ex lege dei debiti non indicava in concreto come tale sopravvenienza avrebbe potuto escludere o limitare la responsabilità risarcitoria dell’agente della riscossione per la prescrizione dei crediti. Ha dichiarato inammissibili anche il secondo e il terzo motivo perché proponevano questioni nuove non trattate nella sentenza impugnata, relative alla disciplina del discarico per inesigibilità, senza dimostrare la loro previa deduzione nei gradi di merito e senza rispettare l’onere di autosufficienza. Le spese del giudizio di legittimità sono state poste a carico della ricorrente; nulla è stato disposto verso il professionista rimasto intimato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione la censura è inammissibile se, pur prospettando una violazione di legge astrattamente rilevante, non spiega in modo concreto quale incidenza decisiva avrebbe sulla statuizione impugnata.
  • La richiesta di applicazione di una sopravvenienza normativa favorevole, per incidere su una condanna risarcitoria, deve essere accompagnata dall’allegazione del suo verificarsi in un momento idoneo a modificare causalmente il pregiudizio dedotto.
  • Le questioni che implicano accertamenti di fatto e non risultano trattate nella sentenza impugnata non possono essere introdotte per la prima volta in cassazione, salvo che il ricorrente indichi specificamente di averle già dedotte nei gradi di merito e dove ciò sia avvenuto.
  • La deduzione in sede di legittimità di una questione nuova è inammissibile quando il ricorso non soddisfa l’onere di autosufficienza e non consente alla Corte il controllo ex actis della pregressa deduzione.
  • La responsabilità dell’agente della riscossione verso l’ente creditore, quando venga affermata in relazione alla prescrizione dei crediti iscritti a ruolo, non può essere elusa con richiami generici a procedure amministrative o a discipline di discarico non specificamente e tempestivamente dedotte.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniAccertamento del passivo
RamiProcesso civileFallimentare / Crisi d'impresa
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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