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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24231/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Due motivi: (1) violazione del principio ne bis in idem perché il ricorrente era già stato condannato e aveva esppiato la pena nello Stato di origine (Albania) e pertanto non sarebbe dovuto essere processato nuovamente in Italia; (2) vizio nella dosimetria della pena, ritenuta incompatibile con la funzione rieducativa del trattamento sanzionatorio.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha confermato che il divieto di ne bis in idem, così come affermato da strumenti come l'art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE o il Prot. n. 7 CEDU, ha efficacia limitata all'ambito comunitario e non costituisce principio generale del diritto internazionale automaticamente recepibile in Italia; dunque una condanna penale estera non impedisce automaticamente un processo in Italia in assenza di specifici accordi/patti. Quanto alla pena, la Corte ha ritenuto corretta la metodologia di calcolo della misura media edittale (la pena inflitta risultava abbondantemente al di sotto della media), per cui non era necessaria una motivazione particolareggiata; confermata la condanna per i reati di cui agli artt. 110 c.p. e 73 D.P.R. 309/1990 (con riconoscimento di attenuanti generiche prevalenti su alcune aggravanti), con pena complessiva confermata (pena indicata nei provvedimenti di merito: anni cinque e mesi quattro di reclusione) e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato come norma sul concorso di reati: i fatti sono stati giudicati come reati uniti dal vincolo della continuazione e puniti congiuntamente.

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma sostanziale in materia di stupefacenti; i reati contestati (importazione, detenzione di ingenti quantità di eroina) sono stati valutati ai sensi di questa disposizione.

  • art. 80, comma 2 d.P.R. 309/1990

    Aggravante richiamata nel procedimento; la Corte di merito ha valutato ed escluso o limitato l'applicazione di tale aggravante in alcuni capi, riconoscendo invece prevalenza alle attenuanti generiche in parte delle contestazioni.

  • art. 11 cod. pen.

    Richiamato implicitamente nel contesto dei rapporti tra ordinamenti: la Corte osserva che il divieto di ne bis in idem non prevale automaticamente sulla regola di territorialità e che la materia richiede regolamentazione pattizia tra Stati.

  • art. 6 e art. 11 cod. pen.

    Richiamati nel senso di riaffermare il principio di territorialità che consente la prosecuzione del processo in Italia nonostante una precedente condanna all'estero, salvo specifiche disposizioni pattizie derogatorie.

  • art. 50 Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea

    Citato a titolo di valore tendenziale del divieto di bis in idem nell'ambito UE, ma la Corte ha precisato che tale norma ha efficacia nell'ambito comunitario e non estende automaticamente l'effetto alle sentenze di Stati non membri.

  • Protocollo n. 7 alla CEDU, art. 4

    Richiamato come esempio della disciplina sul ne bis in idem ma la Corte ha osservato che non opera tra Stati diversi quando non esistono accordi che dispongano altrimenti.

  • art. 10 Cost.

    Richiamato nella discussione sulla ricezione automatica nel diritto interno delle norme internazionali: la Corte ha escluso che il divieto di bis in idem sia norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta da recepire automaticamente.

  • art. 35 Trattato dell'Unione europea

    Menziionato nel contesto delle pronunce sulla normativa europea e sull'eventuale sindacato della Corte di Giustizia rispetto alla violazione del divieto di bis in idem nell'ambito UE.

Massime di principio

  • Una condanna penale estera non impedisce automaticamente un processo in Italia: il divieto di ne bis in idem ha efficacia piena nell'ambito UE ma non si estende in modo automatico alle sentenze di Stati terzi in assenza di specifici accordi internazionali.
  • Se si vuol far valere l'effetto preclusivo di una sentenza straniera, è necessario verificare l'esistenza di patti o convenzioni internazionali che prevedano reciproca efficacia o norme di riconoscimento/cessazione del procedimento; l'assenza di tali patti rende prevalente la regola di territorialità italiana.
  • In sede di impugnazione, il richiamo al ne bis in idem va adeguatamente documentato con le informazioni sulla sentenza estera e sul suo effetto concreto; l'argomento è più solido se sorretto da strumenti internazionali applicabili tra gli Stati interessati.
  • Sulla dosimetria, se la pena inflitta è al di sotto della misura media dell'ambio edittale, il giudice non è obbligato a motivare in modo dettagliato la riduzione; viceversa, pene significativamente superiori alla media richiedono motivazioni specifiche e dettagliate.
  • La metodologia corretta per verificare la media edittale consiste nel calcolare la forbice tra minimo e massimo, dividere per due la differenza e sommare il risultato al minimo; ciò vale per valutare se la pena è sotto o sopra la media.
  • Questioni processuali formali (es. istanze di rinvio per legittimo impedimento del difensore) richiedono il rispetto delle forme previste: per ottenere rinvio in Cassazione la parte deve chiedere la trattazione orale se necessario, altrimenti la trattazione scritta procede senza la presenza fisica delle parti.

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