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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34010/2024 del 06/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Siracusa del 4/03/2024 che aveva respinto l'appello cautelare avverso l'ordinanza del GIP che aveva revocato il sequestro preventivo sulle somme giacenti su un conto corrente intestato a Cocuzza Concetta (terza interessata). Il sequestro era stato disposto come misura finalizzata alla confisca diretta di presunto profitto del reato di bancarotta fraudolenta ascritto, in via provvisoria, all'indagata Spuria Cristina e ritenuto riconducibile a lei per la consistente delega ad operare sul conto. L'atto di impugnazione si fondava su due motivi principali: 1) vizio per avere il Tribunale valorizzato erroneamente l'assenza del "periculum in mora" e oltrepassato i limiti del principio devolutivo in sede di appello cautelare; 2) vizio di diritto perché la giurisprudenza avrebbe dovuto ritenere che una ampia delega ad operare sul conto sia sufficiente a dimostrare la disponibilità/fattisica appartenenza delle somme all'indagata in vista della confisca diretta (richiamando l'art. 240 cod. pen. e art. 321 c.2 cod. proc. pen.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo infondato: nel giudizio cautelare reale il Tribunale del riesame può comunque esaminare la sussistenza dei presupposti di legittimità del sequestro (anche il profilo del "periculum in mora") e la motivazione del Tribunale si è soffermata sul fatto concreto che il conto risultava impiegato per le esigenze personali della titolare nominale (Cocuzza) e che la delega appariva strumentale a tali necessità, non a trasferimenti riconducibili all'indagata. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile in questa sede di legittimità: il ricorso per cassazione contro ordinanze ex artt. 322 bis e 324 cod. proc. pen. è ammesso solo per violazione di legge e non per semplice contrasto interpretativo; la Corte ha inoltre rilevato che l'ordinanza impugnata ha fornito motivazione adeguata e coerente, aderendo all'orientamento giurisprudenziale che richiede elementi concreti, oltre la mera delega, per accertare la 'disponibilità' o 'appartenenza' delle somme all'indagato, e pertanto non sussiste vizio di motivazione suscettibile di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 322 bis cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il ricorso per cassazione avverso determinate ordinanze cautelari: utilizzata per inquadrare la natura del ricorso e la possibilità di impugnare l'ordinanza del riesame.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Stabilisce che il ricorso per cassazione contro ordinanze ex artt. 322 bis e 324 è proponibile solo per violazione di legge; la Corte ha riaffermato questo limite, escludendo un sindacato di merito sulle valutazioni di fatto e di opportunità.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ricorso con riferimento al profilo del "periculum in mora" quale requisito connesso alla misura; la Corte ha precisato che il Tribunale del riesame può comunque valutare la persistenza dei requisiti del sequestro.

  • art. 321 comma 2 cod. proc. pen.

    Regola il sequestro preventivo funzionale alla confisca diretta: richiede che le somme siano attribuibili come profitto del reato ("appartenenza"/disponibilità) all'indagato; la Corte ha confermato che tale appartenenza va accertata concretamente e non per presunzione dalla sola delega.

  • art. 240 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in tema di confisca del profitto del reato; la Corte ha considerato che l'interpretazione della nozione di "appartenenza" non può essere risolta in astratto ma richiede elementi concreti che dimostrino l'effettività della disponibilità.

  • art. 173 comma 1 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama il limite di motivazione dell'atto di impugnazione in cassazione; la decisione ricorda che i motivi devono essere esposti nei limiti previsti ma che il tribunale del riesame può comunque valutare aspetti sostanziali relativi al sequestro.

Massime di principio

  • Il Tribunale del riesame, anche in sede cautelare reale, può esaminare la sussistenza dei presupposti di legittimità del sequestro (compreso il "periculum in mora"), non essendo rigidamente limitato alle sole questioni devolute con i motivi.
  • Per disporre o mantenere un sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta è necessario dimostrare la "appartenenza" o la "disponibilità" delle somme all'indagato in termini concreti: la mera delega ad operare sul conto non è automaticamente sufficiente a provare che le somme costituiscano profitto del reato.
  • La Corte di Cassazione, in materia di ordinanze cautelari ex artt. 322 bis/324, esercita un sindacato limitato alla violazione di legge o a vizi gravi della motivazione; non riesamina profili meramente valutativi di fatto se adeguatamente motivati.
  • La motivazione del provvedimento del giudice deve essere chiara, completa e logica: se il giudice spiega in modo congruo perché i movimenti del conto sono di carattere personale o ordinario e non riconducibili all'indagato, la decisione resiste al controllo di legittimità.
  • In situazioni simili è utile raccogliere e documentare elementi concreti che dimostrino l'effettivo uso delle somme dall'indagato (movimenti anomali, accrediti a favore dell'indagato, istruzioni di trasferimento, rapporti economici documentabili), oltre la sola prova della delega ad operare.

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