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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06321/2025 del 17/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del tribunale di Belluno resa in sede esecutiva, che aveva escluso il riconoscimento della continuazione tra più reati. Secondo il giudice dell'esecuzione, mancava un originario disegno criminoso unitario, valorizzandosi il tempo di commissione dei reati, la loro natura occasionale ed estemporanea e la circostanza che la condizione soggettiva del ricorrente fosse già stata considerata nei giudizi di cognizione ai fini della pena. Con il ricorso si denunciavano vizi di motivazione, in termini sostanzialmente confutativi, sostenendo che quelle circostanze non escludessero la continuazione; tuttavia non veniva indicato in modo specifico quale fosse lo scopo unitario delle condotte che il giudice avrebbe omesso di considerare.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto congrua e lineare la motivazione del giudice dell'esecuzione, che aveva escluso la continuazione sulla base dell'assenza di un riconoscibile disegno criminoso originario, della distanza temporale tra i reati e della loro occasionalità. Ha inoltre rilevato che il ricorso si limitava a critiche confutative e non individuava lo scopo unitario delle condotte, con conseguente condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    identità del disegno criminoso

    La continuazione richiede che l'agente abbia previamente rappresentato e unitariamente deliberato una serie di condotte criminose; non basta un generico programma di vita delinquenziale o una mera propensione a delinquere.

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    riconoscimento della continuazione necessita ... di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori

    Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, esige la verifica di indici concreti quali omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, causali, modalità della condotta, sistematicità e abitudini programmate di vita.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato alle spese processuali e, salvo assenza di colpa, al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione, l'identità del disegno criminoso richiede la prova di una previa deliberazione unitaria di una pluralità di reati già programmati almeno nelle loro linee essenziali; non è sufficiente la mera inclinazione a delinquere o un programma di vita criminale indistinto.
  • La valutazione della continuazione postula l'esame di indicatori fattuali concreti; tuttavia nessuno di essi è isolatamente decisivo, dovendosi apprezzare nel complesso la significatività degli indici rispetto all'esistenza di un originario disegno unitario.
  • In sede di legittimità, l'accertamento del giudice di merito sulla continuazione è insindacabile se sorretto da motivazione adeguata, congrua e priva di manifeste illogicità o travisamenti.
  • Il ricorso per cassazione contro il diniego della continuazione non può limitarsi a censure generiche o meramente confutative, ma deve indicare in modo specifico gli elementi che dimostrerebbero l'unitarietà del progetto criminoso e lo scopo comune delle condotte.

Come è indicizzato

MateriePena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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