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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 27387/2023 del 26/09/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il condominio chiedeva la reintegrazione nel possesso del locale tecnico contenente l'autoclave, i tre serbatoi e l'impianto di pompaggio, lamentando che nel gennaio 2013 Turisarda aveva asportato l'impianto e sostituito la serratura impedendo l'accesso e determinando l'interruzione dell'approvvigionamento idrico. Turisarda sosteneva di essere proprietaria del locale/impianti e ha eccepito difetto di giurisdizione del giudice ordinario e carenza di legittimazione attiva dell'amministratore, deducendo altresì profili probatori e processuali (necessità del Comune in causa, prova, ammissione mezzi istruttori, tardività dell'appello incidentale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Turisarda e confermato la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto l'appello principale e, in accoglimento dell'appello incidentale del condominio, aveva condannato Turisarda al pagamento di euro 20.187 per i costi sostenuti dal condominio per il ripristino della fornitura idrica; la Cassazione ha inoltre confermato l'ammissibilità della giurisdizione del giudice ordinario (azione possessoria) ritenendo che gli atti della società fossero attività materiali non sorrette da formali provvedimenti amministrativi, ha respinto le doglianze sulla mancata chiamata in causa del Comune, sulle questioni probatorie e sull'ammissione delle prove, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in Cassazione (importo liquidato: euro 4.000 più 200 per esborsi, oltre rimborso forfettario).

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    Utilizzato nei profili relativi alla valutazione delle doglianze sulla motivazione e sulle questioni processuali; la Corte ha ritenuto legittimo il ragionamento dei giudici di merito e la ricostruzione autonoma dei fatti entro il petitum.

  • art. 102 c.p.c.

    Richiamato nei motivi d'impugnazione attinenti alla giurisdizione e agli aspetti processuali; la Corte ha ritenuto irrilevante la censura di violazione alla norma nella specie.

  • art. 343 c.p.c.

    Richiesto per disciplinare l'appello incidentale; la Corte ha confermato che l'appello incidentale è ammissibile se proposto nella comparsa di risposta depositata almeno venti giorni prima dell'udienza.

  • art. 327 c.p.c.

    Citando la disciplina dei termini d'impugnazione, la Corte ha spiegato che l'appello incidentale non è soggetto al termine ordinario di 6 mesi dell'art. 327 quando proposto a norma dell'art. 343.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato in ordine alla ripartizione dell'onere della prova: la Corte ha escluso che vi sia stata illegittima inversione dell'onere probatorio, rilevando che alcune contestazioni sollevano fatti di merito non rilevabili in cassazione.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato con riguardo all'ammissione delle prove e al principio della non contestazione; la Corte ha ritenuto che le doglianze fossero inammissibili o attinenti a valutazioni di merito spettanti al giudice di appello.

  • art. 99 c.p.c.

    Menzionato nelle censure processuali rispetto a istanze probatorie e litisconsorzio; la Corte non ha ritenuto violata la normativa sulla istruzione probatoria.

  • art. 37 c.p.c.

    Richiamato in combinato disposto con norme storiche e richiamato nelle doglianze sulle forme processuali; la Corte non ha riscontrato violazioni procedurali rilevanti.

  • art. 325, 326 e 327 c.p.c.

    Citate in relazione al termine per impugnare le sentenze; la Corte ha chiarito che l'appello incidentale segue regole diverse dall'appello principale (art. 343).

  • D.P.R. n. 115/2002, art. 13 co. 1-quater

    Applicato per la liquidazione e per l'eventuale aggiuntivo contributo unificato dovuto dalla ricorrente; la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento.

Massime di principio

  • L'azione possessoria è esperibile anche contro soggetti che agiscono per conto della pubblica amministrazione quando il comportamento lesivo si concretizza in attività materiali non sorrette da formali provvedimenti amministrativi: in tali casi resta la giurisdizione del giudice ordinario.
  • La chiamata in causa dell'ente pubblico non è necessaria se la tutela reintegratoria richiesta riguarda esclusivamente l'autore materiale dello spoglio e le misure richieste sono eseguibili senza incidere materialmente sulla proprietà o sulle strutture dell'ente.
  • In appello il giudice può ricostruire autonomamente i fatti entro i limiti del petitum e della causa petendi; non costituisce violazione del principio 'tantum devolutum quantum appellatum' motivare diversamente purché si rimanga nell'ambito della domanda iniziale.
  • Le questioni sull'onere della prova e sulla valutazione delle prove (ammissione testimoniale, valutazione tecnica) sono, di regola, questioni di merito rimesse al giudice di merito e sindacabili in Cassazione solo per vizi di diritto o di motivazione grave.
  • L'appello incidentale, ancorché riguardi capi autonomi della decisione, è ammissibile se proposto nei termini e nelle forme previste dall'art. 343 c.p.c.; la sua tardività ha effetti limitati e non ne impedisce l'ammissibilità quando le condizioni procedurali sono rispettate.
  • Quando si chiede il ripristino di un servizio essenziale (es. acqua), chi agisce materialmente per interrompere l'erogazione può essere ritenuto responsabile a titolo personale se la condotta non è sostenuta da atti amministrativi formali; quindi valutare sempre la natura materiale vs. autoritativa dell'azione prima di individuare la giurisdizione competente.
  • In fase di impugnazione è fondamentale riproporre espressamente in appello le richieste istruttorie che si vogliono riattivare; la mancata riproposizione o la loro genericità può comportarne l'inammissibilità in sede di legittimità.

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