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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9266/2024 del 04/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte di appello di Milano del 17/04/2023 che aveva confermato la condanna per i reati di tentato omicidio e tentato incendio commessi il 3 gennaio 2022. Il ricorrente ha dedotto due motivi: 1) violazione dell'art.56 cod. pen. e vizio di motivazione in ordine al presunto animus necandi, sostenendo che la collocazione dello stendino era finalizzata solo a sostenere il pentolino contenente benzina e non a ostacolare la via di fuga; 2) violazione dell'art.576 n.2 cod. pen. in relazione all'aggravante della premeditazione, lamentando che non vi sarebbe stata una deliberazione perdurante del proposito omicida poiché lo stendino non era stato portato con sé e la decisione di bloccare la porta sarebbe stata presa sul posto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha confermato la valutazione di merito secondo cui l'animus necandi poteva essere desunto indirettamente dagli elementi di condotta (uso di benzina, posizionamento del pentolino, apposizione dello stendino a bloccare l'unica via di uscita, conoscenza della disabilita della vittima) e quindi la sussistenza del tentato omicidio; ha altresì confermato l'aggravante della premeditazione sulla base delle minacce precedenti, del significativo intervallo temporale mantenuto il proposito e della preparazione (procura di pentolino e benzina). La Corte ha richiamato il limite del sindacato di legittimità sulla valutazione del merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 423 cod. pen.

    Riferito al reato di incendio, originariamente contestato e poi riqualificato dal Tribunale come tentativo; la Corte ha valutato gli elementi tipici dell'incendio e del tentativo in base alle risultanze probatorie.

  • art. 56 cod. pen.

    Regola il tentativo: la Corte ha applicato il principio per cui l'animus necandi, in assenza di ammissioni, può essere dedotto indirettamente dalla condotta e dalla sua idoneità a causare la morte.

  • art. 575 cod. pen.

    Norma sull'omicidio; richiamata in combinazione con altre disposizioni per la ricostruzione del tentato omicidio.

  • art. 577 cod. pen.

    Norma sulle circostanze aggravanti relative all'omicidio; la Corte ha valutato la sussistenza dell'aggravante della premeditazione ai sensi delle disposizioni pertinenti.

  • art. 576 n.2 cod. pen.

    Disciplina l'aggravante della premeditazione; la Corte ha ritenuto integrata la premeditazione in presenza di minacce precedenti, persistenza del proposito e approvvigionamento degli strumenti per commettere il reato.

  • art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione: il ricorso del debitore è stato esaminato alla luce di tali norme e ritenuto manifestamente infondato per questioni di merito non sindacabili in sede di legittimità.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'oggetto del ricorso di cassazione rispetto ai motivi dedotti; la Corte ha operato la verifica nei limiti del devolutum.

  • art. 23 d.l. n. 137 del 2020

    Richiamato in relazione alla requisitoria scritta del Pubblico ministero; disciplina la possibilità per il PM di rassegnare requisitoria scritta nelle ipotesi previste dal decreto.

Massime di principio

  • In sede di Cassazione le censure che si limitano a proporre una diversa valutazione del fatto sono, di regola, inammissibili: il controllo è circoscritto a vizi di diritto o a macroscopiche illogicitá della motivazione percepibili ictu oculi.
  • L'animus necandi può essere provato indirettamente: l'uso di liquido altamente infiammabile, la creazione di un ostacolo che blocca l'unica via di fuga e la conoscenza della vulnerabilità della vittima costituiscono elementi idonei a dimostrare l'intenzione omicida.
  • L'aggravante della premeditazione richiede più della mera preordinazione immediata: occorrono segnali di deliberazione duratura e pianificazione (minacce, mantenimento del proposito nel tempo, approvvigionamento dei mezzi, scelta del momento), che possono essere desunti congiuntamente dai fatti.
  • La scarsa gravità delle lesioni o la sopravvivenza della vittima non escludono l'esistenza dell'intenzione omicida se gli atti erano idonei a cagionare la morte nelle condizioni prevedibili dal reo.
  • Per impugnare efficacemente una decisione di merito è necessario dimostrare un travisamento della prova che disarticoli l'intero impianto probatorio o evidenziare illogicitá manifeste nella motivazione, non semplici alternative interpretative.
  • La presentazione di ricorsi infondati può comportare condanne alle spese e sanzioni (es. contribuzione alla Cassa delle ammende) se emergono profili di colpa nella proposizione dell'impugnazione.

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