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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23875/2026 del 26/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

In sede di esecuzione, il condannato ha chiesto alla Corte d'appello, quale giudice dell'esecuzione, di riconoscere il vincolo della continuazione tra i fatti oggetto di due sentenze di condanna emesse dalla stessa Corte d'appello in date diverse. A sostegno ha dedotto, con il primo motivo, la violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo che le condotte sarebbero inserite nelle medesime dinamiche criminali del narcotraffico in una determinata zona e che il tentato omicidio sarebbe espressione fisiologica dei conflitti interni a quell'ambiente. Con il secondo motivo ha denunciato vizio di motivazione, affermando che la decisione sarebbe solo apparente e contraddetta da un'ordinanza del GIP che avrebbe statuito diversamente nei confronti di un correo.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse motivato il rigetto evidenziando la disomogeneità dei fatti e la diversità dei beni giuridici lesi, oltre alla sola contiguità spaziale e in parte temporale delle condotte. Le doglianze del ricorrente sono state giudicate generiche, apodittiche e non autosufficienti, perché prive di specifici e concreti elementi idonei a dimostrare un unico disegno criminoso. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La disciplina del reato continuato richiede la dimostrazione di un progetto criminoso unitario; non basta evocare la contiguità tra i fatti o l'appartenenza al medesimo contesto criminale.

  • art. 671 c.p.p.

    Nel procedimento esecutivo per il riconoscimento della continuazione grava sul condannato l'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno della domanda.

  • art. 616 c.p.p.

    Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di assenza di colpa nella causa di inammissibilità, della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede esecutiva, chi chiede il riconoscimento della continuazione deve allegare elementi specifici, concreti e coerenti che dimostrino l'esistenza di un medesimo disegno criminoso tra i fatti; non sono sufficienti riferimenti generici al contesto criminale o alla mera contiguità cronologica e territoriale.
  • La contiguità temporale o spaziale tra addebiti, così come l'identità dei titoli di reato, costituiscono indici equivoci che possono segnalare anche abitualità criminosa o scelte di vita delittuose reiterate, ma non provano di per sé il reato continuato.
  • Nel giudizio di legittimità, una censura sulla motivazione è inammissibile quando si limita ad affermazioni apodittiche, non autosufficienti e prive di riscontro specifico nel provvedimento impugnato.
  • La deduzione di un trattamento diverso riservato a un correo non è sufficiente se non è accompagnata da un confronto puntuale tra le rispettive posizioni fattuali e processuali.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazioneNullità processuale

Testo integrale

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