Cassazione Penale, Sentenza n. 44645/2022 del 23/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di sequestro preventivo dell'appartamento in uso all'indagato ritenuto luogo stabile di detenzione e assemblaggio di capi e marchi contraffatti (reati ex artt. 648, 474, 474 ter c.p.). Il GIP ha rigettato per carenza di elementi circa l'esclusiva disponibilità dell'immobile e possibile appartenenza a terzi di buona fede. La Procura ha impugnato il rigetto; il Tribunale del Riesame ha confermato il rigetto motivando che i rinvenimenti in due occasioni di numerosi prodotti contraffatti non erano sufficienti a provare un rapporto di pertinenzialità stabile tra immobile e reato e non dimostravano il periculum in mora.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il ricorrente in realtà contestasse la valutazione di fatto svolta dal Tribunale e non un vizio di diritto; ha ritenuto la motivazione del Tribunale coerente, completa e priva di vizi logici. In particolare la Cassazione ha confermato che manca prova univoca del periculum in mora e del rapporto funzionale essenziale (pertinenzialità) tra immobile e commissione/prosecuzione dei reati, e che l'esistenza di due rinvenimenti non è di per sé sufficiente a dimostrare una destinazione stabile dell'appartamento alla commissione dei reati. Di conseguenza il sequestro preventivo è stato escluso e il ricorso della Procura è respinto.
Norme richiamate
La Corte interpreta l'art. 321 nel senso che l'adozione del sequestro preventivo richiede il periculum in mora; va dimostrato un legame funzionale non meramente occasionale (pertinenzialità) tra il bene e la possibile commissione o prosecuzione dei reati. La valutazione degli elementi probatori è rimessa al giudice di merito e la Cassazione interviene solo per violazione di legge.
artt. 648, 474, 474 ter cod. pen.
Sono i reati contestati (ricettazione/reati contro la proprietà industriale e contraffazione). La decisione di sequestro era fondata sull'accertamento di prodotti contraffatti riconducibili ai delitti indicati, ma la Corte ha ritenuto che la contestazione dei reati non equivale automaticamente alla sussistenza del presupposto per il sequestro preventivo dell'immobile.
Massime di principio
- Il sequestro preventivo di un bene immobile richiede la prova del periculum in mora: deve emergere un legame funzionale essenziale (pertinenzialità) tra il bene e l'attività delittuosa, non una mera presenza occasionale di cose illecite.
- La frequenza o la reiterazione di rinvenimenti può rafforzare l'ipotesi di destinazione stabile, ma due rinvenimenti non automatically dimostrano la persistente destinazione dell'immobile al reato se non accompagnati da elementi circostanziati (es. esclusiva disponibilità, attrezzature, modifiche strutturali, logistica organizzativa).
- La mancanza di informazioni sulla titolarità dell'immobile e la possibilità di appartenenza a terzi di buona fede sono rilevanti e possono ostare al sequestro preventivo.
- In sede di impugnazione in Cassazione contro provvedimenti di misure reali la contestazione deve riguardare violazioni di legge o vizi motivazionali estremi; la Corte non è sede per rimettere in discussione valutazioni di fatto ben motivate dal giudice di merito.
- Per aumentare le probabilità di ottenere il sequestro preventivo è utile documentare la 'stabilità' dell'uso criminale con elementi fattuali concreti: ripetitività ravvicinata, esclusiva disponibilità, presenza di strumenti/attrezzature per la produzione/assemblaggio, sistemi logistici (scatole, indirizzi di spedizione), comunicazioni o prove contabili.
- Se esistono dubbi circa la titolarità o la legittimità del possesso da parte dell'indagato, è necessaria un'indagine sulla provenienza e sui titoli di proprietà prima di disporre misure reali verso terzi potenzialmente in buona fede.
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