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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42583/2023 del 18/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Caltanissetta per tre motivi principali: 1) violazione dell'art. 521 c.p.p.: contestazione equivoca del capo A) relativo all'associazione mafiosa (identità dell'associazione, protagonisti, persistenza temporale e oggetto); si lamenta l'assenza di prova della continuità e contiguità tra l'associazione attribuita a Scalzo e la 'cosa nostra' di San Cataldo; 2) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 416-bis c.p.: la sentenza si sarebbe basata su mere apparenze con riguardo all'estorsione (capo C) e all'assoggettamento della cooperativa Geo Agriturismo, sostenendo che l'assunzione di ex detenuti rientrasse nella mission sociale e fiscale della cooperativa; si contesta la valenza probatoria delle indicazioni che attribuivano rilievo a Scalzo Massimo; 3) vizio di motivazione sul capo C) (estorsione): si censura il concorso di Massimo Scalzo nell'estorsione relativa all'assunzione del ricorrente e si sostiene che le dichiarazioni del testimone Baglio non provano l'assoggettamento o l'uso del metodo mafioso, essendo l'assunzione conforme all'oggetto sociale e finalità di reinserimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, poiché la Corte territoriale aveva documentato l'operatività della famiglia di San Cataldo in relazione a Cosa Nostra mediante plurime sentenze irrevocabili e collaboratori di giustizia, oltre a elementi probatori (intercettazioni, disponibilità di armi e controllo del territorio). Il secondo e il terzo motivo sono stati ritenuti inammissibili per genericità e per essere un tentativo di riconsiderazione del merito non consentita in questa sede; la Corte aveva invece esaminato e motivato le ragioni per ritenere provata l'estorsione (capo C) anche indipendentemente dall'assoluzione in separato procedimento di taluni coimputati, alla luce delle dichiarazioni di Baglio e delle modalità intimidatorie del contesto. Conseguentemente il ricorso è stato respinto; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente per censurare presunta equivocità dell'imputazione e della motivazione dell'accertamento del sodalizio; la Corte ha ritenuto che la contestazione fosse rispettata e che la valutazione sulla famiglia mafiosa fosse adeguatamente motivata con riferimento a plurime sentenze e dichiarazioni di collaboratori.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sul reato di associazione mafiosa. La Corte ha interpretato la norma nel senso che non è necessario dimostrare tutte le attività tipiche previste dall'art. 416-bis: è sufficiente provare il controllo del territorio, l'assoggettamento e l'intimidazione (anche implicita) nonché la disponibilità di mezzi violenti/armi per configurare il tipo mafioso; sulla base di tale valutazione e delle prove (intercettazioni, dichiarazioni, precedenti irrevocabili) è stata ritenuta sussistente la partecipazione di Raimondo Scalzo.

Massime di principio

  • L'assoluzione di alcuni coimputati in separato giudizio non esclude automaticamente la configurabilità del sodalizio mafioso se risultano altre prove documentate (sentenze irrevocabili, dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni) che attestino la persistenza e il controllo territoriale.
  • Per la configurazione dell'art. 416-bis non è necessario dimostrare tutte le attività tipiche elencate dalla norma: il dato decisivo può risiedere nel controllo del territorio, nell'assoggettamento/influenza e nella disponibilità di mezzi intimidatori (es. armi).
  • In sede di ricorso per cassazione non sono ammesse censure che si limitino a chiedere una diversa valutazione del merito o che siano formulate in modo generico: bisogna invece confrontarsi specificamente con i passi motivazionali della sentenza impugnata.
  • La prova dell'estorsione in contesti mafiosi può essere ricavata anche da condotte indirette e dall'effetto intimidatorio complessivo (richieste di assunzione avanzate da soggetti notoriamente mafiosi), non solo da una dimostrazione formale di insubordinazione del danneggiato.
  • Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, se valutate in modo coerente e corroborate da altri elementi (sentenze passate in giudicato, contesto territoriale), possono costituire elementi decisivi per affermare ruoli apicali e partecipazione associativa.

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