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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42455/2023 del 18/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del 22/02/2023 che aveva condannato il ricorrente per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio (art. 73 d.P.R. 309/90). Il ricorrente, tramite difensore, deduceva: (1) errata qualificazione del fatto relativo al capo 2) dove la difesa sosteneva che la sostanza, suddivisa in 151 dosi di piccola quantità (0,12 g di principio attivo ciascuna), avrebbe dovuto integrare la fattispecie di lieve entità ex art. 73, comma 5, e non la fattispecie di cui al comma 1; (2) illegittimità della confisca disposta ai sensi dell'art. 240 bis c.p., perché mancherebbe prova del collegamento tra la somma sequestrata (C 31.331,00) e il delitto per cui si è stata la condanna.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto corretta la valutazione di merito: la determinazione della lieve entità ex art. 73, comma 5, richiede una valutazione concreta e complessiva di quantità, qualità, modalità, mezzi, circostanze e personalità dell'imputato; la sentenza di merito ha valorizzato la notevole quantità complessiva, la suddivisione in 151 ovuli e il rinvenimento della somma in casa come indici di un'attività di cessione preordinata e stabile, incompatibile con la lieve entità. Sul secondo motivo ha respinto l'impugnazione richiamando l'estensione prevista dall'art. 85 bis d.P.R. n. 309/90 dell'art. 240 bis c.p.: in caso di condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 1, la somma nella disponibilità dell'imputato può essere confiscata anche senza la prova diretta del collegamento, quando sussistano indizi come la sproporzione rispetto a redditi dichiarati. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Fattispecie di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio; applicata alla condotta caratterizzata da rilevante quantitativo, suddivisione in dosi e indice di distribuzione su vasta platea.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Fattispecie di "lieve entità": la sua applicazione richiede valutazione concreta e complessiva di qualità e quantità della sostanza, modalità, mezzi, circostanze e personalità; la presenza di molti ovuli e grande quantità può escludere la lieve entità.

  • art. 240 bis cod. pen.

    Norma sulla confisca per equivalente o per sproporzione dei beni, applicabile quando sussistono le condizioni previste anche senza prova piena del collegamento diretto se estesa dalle norme speciali.

  • art. 85 bis d.P.R. n. 309/1990

    Estende l'applicazione dell'art. 240 bis codice penale ai reati previsti dall'art. 73 (esclusa la fattispecie del comma 5): quindi, in caso di condanna per comma 1, la somma rinvenuta può essere confiscata anche senza provato collegamento diretto con il reato.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Disciplina i motivi di ricorso per Cassazione; il ricorso è stato proposto nei termini e motivi previsti.

  • art. 593, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede l'inappellabilità delle sentenze che applicano la pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità, rilevando la competenza per il ricorso per Cassazione come mezzo principale di impugnazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente l'imposizione dell'onere a carico del ricorrente di versare una somma alla Cassa delle Ammende in caso di ricorso manifestamente infondato o inammissibile; applicata nella misura di euro 3.000,00.

  • art. 56 bis legge 24 novembre 1981 n. 689

    Prevede la sostituzione della pena pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità; menzionata in relazione alla sostituzione della multa con la misura alternativa.

Massime di principio

  • La valutazione della "lieve entità" ex art. 73, comma 5, DPR 309/90 è sempre concreta e complessiva: non basta il piccolo peso della singola dose se la quantità complessiva, la suddivisione in molteplici dosi e le modalità indicano un'attività di cessione preordinata.
  • La presenza di numerose dosi già confezionate è un forte indice di destinazione alla cessione e può escludere l'applicazione della fattispecie di lieve entità anche se le singole dosi sono modeste.
  • Un unico disegno criminoso può comprendere condotte di diversa offensività; la qualificazione giuridica va fatta separatamente per ciascun fatto sulla base delle circostanze concrete.
  • In caso di condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 1, la confisca delle somme rinvenute nella disponibilità dell'imputato può essere disposta ai sensi dell'art. 240 bis (anche per equivalente) per effetto dell'art. 85 bis DPR 309/90, senza necessità di provare puntualmente che ogni euro derivi dalla specifica attività illecita, quando ricorra sproporzione con i redditi leciti.
  • Chi impugna in Cassazione deve formulare motivi non manifestamente infondati: ricorsi inesatti o che non incidono sulla valutazione di merito consolidata rischiano l'inammissibilità e l'imposizione di sanzioni (spese e somme alla Cassa delle Ammende).
  • Se la sentenza di merito applica misure alternative (es. lavoro di pubblica utilità), le possibilità di impugnazione ordinaria possono essere limitate e si rende più probabile il ricorso diretto per Cassazione.

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