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Cassazione Civile, Ordinanza n. 35079/2024 del 30/12/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (società finanziaria)

La controversia

Una società utilizzatrice aveva stipulato nel 2002 un contratto di leasing finanziario immobiliare con una società poi divenuta Unicredit Leasing, versando i canoni previsti dal piano di ammortamento. In giudizio chiedeva la restituzione delle somme ritenute indebitamente pagate, sostenendo che il contratto contenesse un tasso di interesse indeterminato e produttivo di anatocismo, oltre a interessi usurari; domandava quindi la declaratoria di gratuità del contratto e la condanna alla restituzione di oltre un milione di euro, con interessi e maggior danno. Il tribunale, all’esito di CTU, rigettava la domanda; la corte d’appello confermava. In cassazione la ricorrente articolava cinque motivi: 1) violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e 2697 c.c., nonché omesso recepimento della CTU e dei conteggi, assumendo che i giudici di merito avessero ignorato la relazione peritale e i relativi calcoli; 2) vizio di motivazione apparente per mancato esame della CTU; 3) violazione degli artt. 1346, 821 c.c. e 117 TUB per asserita indeterminatezza del tasso; 4) violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e 2697 c.c. e omesso esame del fatto decisivo dell’indeterminatezza del tasso; 5) violazione degli artt. 1284, 117 TUB, 1346, 1418 e 1419 c.c. per nullità parziale del contratto e per anatocismo derivante dal piano di ammortamento alla francese.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato l’intero ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure non colpissero una delle autonome rationes decidendi della sentenza impugnata, in particolare il rilievo per cui, per i contratti stipulati prima delle Istruzioni della Banca d’Italia del 19 agosto 2003, non sussisteva un obbligo di indicazione del tasso leasing in termini tali da determinare nullità del contratto, essendo il tasso leasing un mero obbligo informativo. Ha inoltre osservato che, trattandosi di doppia conforme, il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c. era precluso in mancanza di specifica allegazione della diversità delle ragioni delle due decisioni di merito. Ha poi richiamato i limiti di deducibilità in cassazione delle violazioni degli artt. 115 e 116 c.p.c. e 2697 c.c., ritenendo che le doglianze mirassero in realtà a criticare la valutazione delle prove. Quanto all’ammortamento alla francese, ha ritenuto decisive le Sezioni Unite del 2024, secondo cui tale piano standardizzato, anche se non indica la modalità di ammortamento e il regime di capitalizzazione composta, non determina nullità parziale né violazione della normativa sulla trasparenza. La ricorrente è stata condannata alle spese e all’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    La sua violazione è deducibile solo se il giudice abbia fondato la decisione su prove non introdotte dalle parti o acquisite d'ufficio fuori dai poteri riconosciutigli; non basta contestare la valutazione delle prove.

  • art. 116 c.p.c.

    La violazione è configurabile solo se il giudice abbia attribuito a una prova un valore diverso da quello previsto dalla legge o abbia dichiarato di valutarla secondo prudente apprezzamento quando era soggetta a regola legale; non è censurabile il mero cattivo esercizio del prudente apprezzamento.

  • art. 2697 c.c.

    La violazione è configurabile solo se l'onere della prova è stato attribuito alla parte sbagliata; non quando si contesta la valutazione delle prove.

  • art. 360 c.p.c.

    Le doglianze sono state inquadrate come violazioni di legge, nullità e vizio motivazionale, ma ritenute inammissibili perché non coglievano le rationes decidendi e, per il n. 5, perché precluse dalla doppia conforme.

  • art. 348-ter c.p.c.

    In presenza di doppia conforme, il vizio motivazionale ex art. 360, n. 5, c.p.c. è precluso salvo specifica dimostrazione della diversità delle ragioni poste a base delle due sentenze di merito.

  • art. 1346 c.c.

    Richiamato dalla ricorrente per l'indeterminatezza dell'oggetto, ma la Corte ha escluso che il piano di ammortamento alla francese o la pattuizione del tasso integrassero nullità per indeterminatezza.

  • art. 821 c.c.

    Richiamato nel motivo, ma non ritenuto idoneo a fondare la dedotta nullità o l'esistenza di anatocismo nel caso concreto.

  • art. 117 TUB

    Per i contratti stipulati prima delle Istruzioni della Banca d'Italia del 19 agosto 2003, l'indicazione del tasso leasing non era requisito essenziale di validità ma mero obbligo informativo, la cui omissione non comporta nullità del contratto.

  • Istruzioni della Banca d'Italia del 19 agosto 2003

    Sono state considerate non applicabili ai contratti stipulati in epoca anteriore, come quello oggetto di causa.

  • art. 1284 c.c.

    Richiamato per sostenere la necessità di un tasso unico e determinato, ma la Corte ha escluso che il contratto fosse nullo per tale ragione.

  • art. 1418 c.c.

    La Corte ha escluso una nullità del contratto, anche parziale, per indeterminatezza del tasso o per asserito anatocismo.

  • art. 1419 c.c.

    È stata esclusa la possibilità di una nullità parziale del contratto fondata sulla mancata indicazione del regime di ammortamento o sulla capitalizzazione composta.

  • art. 13 d.P.R. n. 115 del 2002

    Presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso.

  • L. n. 228 del 2012

    Ha inserito il comma 1-quater nell'art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002.

  • Cass., S.U. n. 20867 del 30/9/2020

    Richiamata per i limiti di deducibilità della violazione dell'art. 116 c.p.c.

  • Cass., S.U. n. 13395 del 29/5/2018

    Richiamata per delimitare la violazione dell'art. 2697 c.c. alla sola errata ripartizione dell'onere probatorio.

  • Cass., S.U. n. 15130 del 29/05/2024

    Ha affermato che il piano di ammortamento 'alla francese' standardizzato, senza indicazione della modalità di ammortamento e del regime di capitalizzazione composta, non comporta nullità parziale né violazione della normativa sulla trasparenza.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, la doglianza di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è ammissibile solo se si denuncia l'utilizzo di prove non introdotte dalle parti o l'attribuzione a una prova di un valore giuridico diverso da quello previsto dalla legge; non è consentito trasformare in violazione di legge una mera critica alla valutazione del materiale probatorio.
  • La violazione dell'art. 2697 c.c. sussiste solo se il giudice pone l'onere della prova a carico della parte sbagliata; non quando la censura riguarda il modo in cui le prove sono state apprezzate.
  • In presenza di doppia conforme, il vizio motivazionale ex art. 360, n. 5, c.p.c. è precluso salvo che il ricorrente dimostri la diversità delle ragioni poste a fondamento delle due decisioni di merito.
  • Nei contratti di leasing stipulati prima delle Istruzioni della Banca d'Italia del 19 agosto 2003, l'indicazione del tasso leasing non costituisce requisito essenziale di validità, ma un obbligo informativo, la cui omissione non determina nullità del contratto.
  • Il piano di ammortamento 'alla francese' standardizzato, anche se comporta capitalizzazione composta degli interessi debitori e non esplicita il regime di ammortamento, non integra di per sé nullità parziale del contratto né violazione della disciplina sulla trasparenza contrattuale.

Come è indicizzato

MaterieLeasingImpugnazioni
RamiBancario e finanziarioContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullità

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