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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29116/2022 del 22/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Firenze che, decidendo ai sensi dell'art. 309 c.p.p., aveva annullato la misura cautelare della custodia in carcere applicata a Mariniello per il delitto di porto e detenzione di ordigno esplosivo aggravato ex art. 416-bis.1 c.p. Il Procuratore denunciava contraddittorietà e illogicità della motivazione: il riesame aveva riconosciuto la natura strumentale e reticente delle ammissioni dell'indagato (anche calunniose), e tuttavia, in via incongruente, aveva ravvisato una "resipiscenza" utile ad escludere il pericolo di reiterazione, pur in assenza di una vera collaborazione o di un effettivo allontanamento dal gruppo criminale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso; ha ritenuto infondati i motivi connessi e confermato la valutazione del Tribunale del riesame secondo cui la "chiamata in reità" e gli atti conseguenti avevano determinato, in concreto, un'effettiva rescissione del vincolo dell'indagato con il sodalizio, idonea ad escludere le esigenze cautelari. La Corte ha inoltre richiamato che, per i reati aggravati da finalità mafiose, vige una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari ai sensi dell'art. 275, comma 3 c.p.p., ma che il giudice deve considerare e motivare le eventuali ragioni di esclusione emerse dagli atti; le valutazioni di fatto operate dal giudice del merito non possono essere rimesse in discussione in sede di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma sulla decisione del Tribunale; qui richiamata per indicare la competenza del Tribunale di riesame nel decidere sull'ordinanza cautelare.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede la presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per reati aggravati da finalità mafiose; la Corte indica che tale presunzione impone al giudice di valutare e motivare eventuali ragioni di esclusione, come la rescissione dei legami con il sodalizio.

  • art. 416-bis c.p.

    Riferimento alla aggravante di carattere mafioso che, ove ricorrente, attiva la presunzione di pericolo cautelare di cui all'art. 275, comma 3 c.p.p.; nel caso specifico l'aggravante era richiamata in relazione alla condotta contestata.

Massime di principio

  • Per reati con aggravante mafiosa opera una presunzione relativa di necessità di misure cautelari; tuttavia il giudice deve valutare e motivare le eventuali ragioni che la escludono.
  • La "rescissione dei legami" con il sodalizio (anche se conseguente ad atti strumentali quali autodenuncia o chiamata in reità) può essere considerata motivo decisivo per escludere il pericolo di reiterazione.
  • La natura utilitaristica o parziale delle dichiarazioni dell'indagato non impedisce di valutare gli effetti concreti di tali dichiarazioni sui rapporti con il gruppo: è il risultato pratico (es. perdita di fiducia, esposizione a rappresaglie) che ha rilievo ai fini cautelari.
  • Le valutazioni di fatto e di credibilità sono di competenza del giudice del merito; la Cassazione verifica la corretta applicazione del principio di diritto e la congruenza della motivazione, ma non rifa' la valutazione probatoria.
  • In situazioni analoghe, per ottenere la revoca o l'annullamento di una misura cautelare aggravata da finalità mafiosa è utile dimostrare fattori concreti che attestino la recisione dei rapporti con il sodalizio (comportamenti pubblici o atti che abbiano effettive ripercussioni sui legami).

Testo integrale

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