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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46850/2023 del 22/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Torino che aveva confermato la condanna per partecipazione a associazione di cui all'art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (capo 1) e per importazione, in concorso, di 443,30 kg di hashish di cui all'art. 73 del medesimo decreto (capo 6). Il ricorso articolava nove motivi, principali: (1) censura della rinnovazione dell'istruzione con escussione del collaboratore di giustizia Vittorio Raso ritenuta assolutamente necessaria dalla Corte territoriale senza adeguata motivazione; (2) doglianza sulla valutazione probatoria delle dichiarazioni di Raso, contestandone l'attendibilità per potenziali vantaggi premiali, per la genesi delle dichiarazioni (anche su sollecitazione del difensore), per l'esistenza di un presunto debito del collaboratore verso l'imputato e per incongruenze sui periodi di detenzione, sulla presenza in Spagna e sulla disponibilita' di utenze telefoniche; (3) mancanza di riscontri estrinseci, oggettivi e individualizzanti a favore dell'imputato rispetto alla partecipazione al sodalizio e al concorso nell'importazione, con la tesi che la Corte territoriale avrebbe semplicemente reiterato le valutazioni errate della precedente decisione annullata.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse adeguatamente motivato la rinnovazione dell'istruttoria mediante escussione del collaboratore Raso, in quanto la sua testimonianza era risultata decisiva per colmare i vizi evidenziati dalla sentenza rescindente. La Cassazione ha confermato che le dichiarazioni di Raso erano state valutate e riscontrate con il compendio probatorio (esplicitato dal giudice di merito), con elementi oggettivi e individualizzanti relativi alla partecipazione di Petrosillo al sodalizio e al suo coinvolgimento nell'importazione. In particolare la ricostruzione della importazione tramite 'staffetta' e il riconoscimento di Petrosillo durante un servizio dinamico di polizia giudiziaria sono stati ritenuti attendibili nonostante i vetri oscurati. La Corte ha escluso la fondatezza delle obiezioni difensive che tentavano una rivalutazione del materiale probatorio e ha valutato infondata l'argomentazione sull'inattendibilità del collaboratore basata su vantaggi premiali o su un presunto debito, definendola logicamente invertita. In conclusione il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74

    partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (capo 1)

    La norma è stata applicata per ritenere la partecipazione al sodalizio sulla base di elementi probatori concreti e individualizzanti; la Corte ha ritenuto che le dichiarazioni del collaboratore, integrate da riscontri, fossero idonee a provare la partecipazione.

  • d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73

    illecito relativo all'importazione di stupefacenti (capo 6)

    L'articolo è stato applicato per la contestazione dell'importazione di 443,30 kg di hashish; la condanna è stata confermata sulla base della ricostruzione dell'operazione (sistema della 'staffetta') e del riconoscimento di Petrosillo da parte della polizia giudiziaria.

  • disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, art. 173, comma 1

    limiti alla motivazione del ricorso in cassazione

    Richiama il vincolo di enunciazione sintetica dei motivi in cassazione: la Corte evidenzia che il ricorso non ha efficacemente contrastato la ratio decidendi della sentenza impugnata e che le censure costituivano in larga parte una rivalutazione del merito probatorio, non ammissibile in questa sede.

  • principio giurisprudenziale sulla valutazione delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia

    La giurisprudenza richiede che le dichiarazioni del collaboratore siano valutate con riferimento alla loro genesi e alla presenza di riscontri oggettivi e individualizzanti; la Corte ha ritenuto soddisfatti tali requisiti nel caso di specie e ha altresì precisato che il fatto che il collaboratore possa ottenere benefici non rende di per sé inattendibile la sua deposizione.

Massime di principio

  • La rinnovazione dell'istruttoria mediante escussione di un collaboratore di giustizia è legittima quando è necessaria per colmare vizi o lacune indicati nella decisione rescindente; il giudice deve però motivare la decisività di tale rinnovazione.
  • Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia possono fondare una condanna se sono valutate nel loro contesto, con attenzione alla loro genesi e se risultano riscontrate da elementi estrinseci, oggettivi e individualizzanti.
  • L'eventuale vantaggio premiale riconducibile alla collaborazione non comporta automaticamente inattendibilità; il giudice deve ponderare tale elemento insieme ad altri riscontri probatori.
  • La Corte di cassazione non è sede per una nuova valutazione del merito probatorio: le doglianze che si limitano a chiedere la rivalutazione delle prove sono, di regola, inammissibili o infondate se il giudice di merito ha motivato coerentemente.
  • Un riconoscimento effettuato durante un servizio dinamico di polizia giudiziaria, anche in presenza di ostacoli come vetri oscurati, può costituire riscontro idoneo se il giudice di merito ne motiva la attendibilità.
  • Se la sentenza di merito espone in modo coerente le ragioni per le quali le nuove prove colmano i precedenti vizi, il ricorso per cassazione che non affronta adeguatamente tali ragioni è destinato a essere rigettato.

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