Cassazione Penale, Sentenza n. 10703/2024 del 14/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il G.i.p. ha chiesto alla Corte se, ai fini della determinazione della competenza territoriale per il capo T) (emissione di fatture per operazioni inesistenti, art. 8 d.lgs. 74/2000, con aggravanti art. 61-bis c.p.), possano essere valorizzati gli "indici di operatività" della società Ramap s.r.l. (sede legale a Calcinate, BG) — quali volume d'affari, assunzione di dipendenti, collocazione in sede di un'impiegata (Isabella Rizzi) e contratti con clienti/fornitori — per ritenere che le fatture siano state emesse presso la sede di Calcinate (competenza Tribunale di Bergamo) oppure se tali elementi non consentano di determinare con ragionevole certezza il luogo di emissione, rimettendo allora al criterio residuale di cui all'art. 18 d.lgs. 74/2000. In via subordinata alcune difese hanno sostenuto che il reato più grave individuerebbe la competenza in favore del Tribunale di Padova.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di rinvio pregiudiziale. Ha ritenuto che la questione rimessa riguardasse un mero accertamento di fatto (l'effettiva operatività della Ramap s.r.l.) e che, in assenza di prova pacifica e di un diverso limite normativo, non sia ammissibile devolvere alla Corte di legittimità questioni fondate su ricostruzione fattuale. La Corte ha precisato che l'art. 24-bis c.p.p. non può essere utilizzato per demandare alla cassazione valutazioni probatorie o accertamenti di fatto che spettano al giudice di merito; il rimettente deve motivare indicando gli elementi concreti rilevanti, ma la decisione finale sugli elementi di fatto competenti per la determinazione della competenza territoriale spetta al giudice di merito. Per tali motivi la remissione è stata dichiarata inammissibile.
Norme richiamate
Introdotto dal d.lgs. 150/2022 come strumento per il rinvio pregiudiziale alla Corte di cassazione sulle questioni di competenza territoriale; non consente però di devolvere alla Cassazione accertamenti di fatto, essendo lo strumento destinato ad affrontare questioni di diritto o di interpretazione che possano generare conflitti di competenza
Norma che punisce l'emissione di fatture per operazioni inesistenti; la localizzazione del luogo in cui il reato si considera consumato richiede elementi oggettivi idonei a fondare una ragionevole certezza sul luogo di redazione/emissione dei documenti fiscali
Aggravante richiamata per il capo T), rilevante ai fini della qualificazione del reato più grave tra quelli connessi ai sensi dell'art. 16 c.p.p. e quindi per la determinazione della competenza per connessione
Criterio residuale per la determinazione della competenza territoriale nel caso in cui non sia possibile individuare con certezza il luogo di emissione del documento fiscale
art. 12, lett. c) cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla connessione tra reati, ai fini dell'aggregazione delle cause e dell'individuazione del reato più grave
Indica il criterio per individuare, tra più reati connessi, il reato più grave ai fini della determinazione della competenza territoriale
Norma richiamata dal rimettente circa i presupposti per la declaratoria di incompetenza territoriale, ma cui la Corte ha fatto riferimento per affermare che l'accertamento dei fatti spetta al giudice di merito
d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, art. 4, comma 1 (introduzione art. 24-bis)
Norma di delega che ha introdotto il nuovo istituto del rinvio pregiudiziale, con finalità di evitare processi inutilmente celebrati nel giudice territorialmente incompetente
Cass. Sez. 3 n. 11216 del 19/02/2021 (Giuliani)
Principio secondo cui, in tema di emissione di fatture inesistenti, il luogo del reato va individuato con elementi oggettivi che consentano una ragionevole certezza; tale principio è coerente con la distinzione tra questioni di fatto (riservate al giudice di merito) e questioni di diritto
Cass. Sez. 4 n. 46181 del 25/10/2023 (Barbieri) e Cass. Sez. 6 n. 31809 del 10/05/2023 (T.)
Giurisprudenza recente che specifica l'onere del giudice rimettente di motivare e indicare gli elementi concreti per l'ammissibilità del rinvio pregiudiziale, evitando di devolvere alla cassazione questioni fattuali
Massime di principio
- L'art. 24-bis c.p.p. è uno strumento volto a dirimere questioni di diritto o di competenza che possano dar luogo a conflitti apparenti; non può essere utilizzato per chiedere alla Corte di cassazione di compiere accertamenti probatori o valutazioni fattuali riservate al giudice di merito
- Quando la determinazione della competenza territoriale dipende da fatto controverso (es.: se una società fosse realmente operativa e quindi il luogo di emissione delle fatture coincida con la sede legale), tale accertamento va svolto dal giudice di merito sulla base delle prove e non può essere rimesso alla Cassazione
- Per ottenere il riconoscimento di incompetenza territoriale sulla base della 'sede di emissione' di documenti fiscali, la parte che eccepisce deve allegare e documentare elementi oggettivi e concreti che consentano una ragionevole certezza circa il luogo di redazione/emissione (fatture, contabilità, contratti, riscontri sull'attività effettiva in loco, risultanze intercettive significative, ecc.)
- Se si intende usare il rinvio pregiudiziale, il quesito deve essere formulato su profili di diritto o di interpretazione (es.: qualificazione normativa di un criterio di competenza) e non su ricostruzioni fattuali; il giudice rimettente deve motivare indicando gli elementi concreti che giustificano il rinvio
- In caso di pluralità di reati connessi, l'individuazione del 'reato più grave' ai fini della competenza deve essere chiaramente argomentata e fondata su elementi giuridici e probatori che possano essere effettivamente valutati dal giudice di merito
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