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Cassazione Penale, Ordinanza n. 40128/2025 del 15/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Roma che lo aveva condannato per una condotta descritta come diretta a ottenere, mediante l'uso di un coltello, una indebita dazione di denaro per soddisfare i propri bisogni. Con il primo motivo ha dedotto vizio di motivazione lamentando la mancata riqualificazione del fatto in minaccia aggravata dall'uso dell'arma, sostenendo in sostanza che la condotta non integrasse rapina. Con il secondo motivo ha contestato il mancato riconoscimento della desistenza volontaria, la mancata riduzione della pena nella misura massima prevista per il tentativo e la mancata esclusione della recidiva. Con l'ultima censura ha infine lamentato la mancata riduzione della pena per il giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti, ma la Corte ha rilevato che tale profilo era già stato accolto in appello con rideterminazione della pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il primo motivo mirasse a una inammissibile rivalutazione del fatto e delle prove, attività riservata al giudice di merito; ha considerato il secondo motivo non deducibile perché riproduttivo di censure già esaminate e comunque manifestamente infondato rispetto ai principi di diritto applicati dalla Corte territoriale; ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse l'ultima doglianza sulla pena, poiché la riduzione era già stata concessa in appello. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis c.p.p.

    Non emerge una specifica applicazione della norma; la decisione si limita a dichiarare inammissibile il ricorso e a porre le spese a carico del ricorrente.

  • art. 56 c.p.

    Richiamato solo in via argomentativa dalla difesa, poiché il ricorrente invocava la desistenza volontaria e la riduzione della pena per il tentativo.

  • art. 62 c.p.

    Richiamato implicitamente nella doglianza relativa alle attenuanti generiche e al giudizio di prevalenza sulle aggravanti.

  • art. 628 c.p.

    La sentenza impugnata, come riportato nell'ordinanza, aveva qualificato il fatto come rapina.

  • art. 629 c.p.

    Il ricorrente chiedeva, in sostanza, una riqualificazione del fatto in minaccia aggravata anziché in rapina; la Corte ha escluso tale lettura dei fatti.

Massime di principio

  • In sede di legittimità è preclusa la richiesta di una nuova valutazione del fatto e delle prove quando la censura mira solo a sostituire ai criteri valutativi del giudice di merito una diversa ricostruzione del compendio probatorio.
  • La deduzione del vizio di motivazione non è ammissibile se la motivazione della sentenza impugnata è logica, congrua e giuridicamente corretta e la censura si risolve in una mera contrapposizione di letture alternative dei fatti.
  • Le censure riproduttive di questioni già esaminate e disattese in appello sono inammissibili o comunque non deducibili in cassazione quando non individuano un vero vizio di legittimità.
  • La doglianza è inammissibile per carenza di interesse quando il punto contestato risulta già accolto dal giudice di merito, come accade per una riduzione della pena già disposta in appello.
  • La mera prospettazione di principi astratti, se incompatibile con la ricostruzione fattuale e giuridica operata dal giudice di merito, non è sufficiente a fondare l'accoglimento del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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