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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11980/2024 del 21/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava la violazione dell'art. 545-bis cod. proc. pen. per avere la Corte d'appello respinto la richiesta di sostituzione della pena detentiva (8 mesi di reclusione e 1300 euro di multa) con il lavoro di pubblica utilità ex artt. 20-bis cod. proc. pen. e 56-bis legge n. 689/1981. La Corte territoriale aveva ritenuto la richiesta generica e tardiva perché non indicava un ente tra quelli previsti dall'art. 56-bis, non conteneva la dichiarazione di disponibilità dell'imputato né il programma di lavoro, e la domanda era stata inviata agli enti solo la mattina dell'udienza. Il difensore aveva invece fatto presente di essere stato nominato la mattina stessa e che la documentazione era stata comunque trasmessa a due enti individuati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando la sentenza impugnata limitatamente al rifiuto di sostituire la pena detentiva con la sanzione alternativa. Ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Milano per nuova valutazione conforme ai principi enunciati: applicazione del regime transitorio (art. 95 d.lgs. 150/2022) e del meccanismo bifasico previsto dall'art. 545-bis cod. proc. pen., con obbligo del giudice di instaurare il contraddittorio, acquisire eventuali informazioni dall'Ufficio di esecuzione penale esterna e, se necessario, fissare udienza successiva invece di negare l'accesso alla pena sostitutiva per mera genericità o tardività della richiesta.

Norme richiamate

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    Quando è stata applicata una pena detentiva non superiore a quattro anni e non è stata ordinata la sospensione condizionale, subito dopo la lettura del dispositivo, il giudice, se ricorrono le condizioni per sostituire la pena detentiva con una delle pene sostitutive di cui all'articolo 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne dà avviso alle parti

    Stabilisce un meccanismo bifasico: il giudice valuta discrezionalmente la sussistenza dei presupposti e, ove non possa decidere immediatamente, deve dar occasione al contraddittorio (anche acquisendo informazioni dall'ufficio esecuzione penale esterna) e fissare udienza successiva anziché applicare una decadenza per genericità o tardività della richiesta.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    la disciplina introdotta dalla riforma Cartabia in materia di pene sostitutive sia applicabile anche ai processi in corso all'entrata in vigore della disciplina normativa (30 dicembre 2022) che si trovino in primo grado e in appello

    Introduce carattere transitorio a favore dell'applicazione delle nuove pene sostitutive anche ai processi pendenti, rendendo applicabile l'art. 545-bis ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore.

  • art. 20-bis cod. proc. pen.

    Riferimento normativo alle pene sostitutive e alla possibilità di sostituire pene detentive brevi con misure alternative; la richiesta di applicazione può essere formulata in appello e va valutata secondo il meccanismo previsto dall'art. 545-bis.

  • art. 56-bis legge 24 novembre 1981, n. 689

    Individua gli enti e le modalità per l'esecuzione delle prestazioni lavorative presso la comunità; la Corte territoriale aveva ritenuto necessario individuare l'ente e acquisire la dichiarazione di disponibilità, ma la Cassazione ha chiarito che la mancata indicazione non può automaticamente escludere l'accesso alla pena sostitutiva senza consentire integrazioni o udienza successiva.

  • art. 53 legge 24 novembre 1981, n. 689

    Elenca le pene sostitutive previste dalla legge n. 689/1981; ai fini dell'accesso il giudice deve valutare la sussistenza delle condizioni e determinare obblighi e prescrizioni in modo partecipato.

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato come parametro per la valutazione discrezionale del giudice nella determinazione della pena più adeguata e per l'accesso alle pene sostitutive.

  • Protocollo 13 febbraio 2023 (Uffici giudiziari milanesi e altri)

    Schema operativo che attribuisce alla parte l'onere di presentare tempestivamente la documentazione essenziale; tuttavia, non è fonte normativa vincolante e non può imporre decadenze che la legge non prevede. Il protocollo può orientare prassi organizzative ma non sostituire gli obblighi imposti dalla normativa processuale.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 25 del 2024

    Conferma l'interpretazione estensiva della retroattività della lex mitior e la possibilità di applicare il regime transitorio ai processi non definitivamente conclusi alla data di entrata in vigore, rafforzando la tutela in bonam partem.

Massime di principio

  • La richiesta di applicazione di una pena sostitutiva in appello può essere formulata anche in udienza di discussione e non è necessario che sia contenuta nei motivi di gravame, purché venga espressa al più tardi in quella sede.
  • Il giudice non può rigettare l'istanza per mera genericità o tardività senza dare alla parte la possibilità di integrare la documentazione o fissare un'udienza successiva per acquisire elementi (meccanismo previsto dall'art. 545-bis).
  • I protocolli operativi locali sono utili per coordinare l'attuazione delle pene sostitutive, ma non hanno valore normativo; non possono imporre decadenze o limitare diritti processuali non previsti dalla legge.
  • In presenza di riforme piu favorevoli (lex mitior), il regime transitorio si applica ai processi pendenti, favorendo l'accesso alle nuove misure alternative alla detenzione breve.
  • Il giudice deve seguire una valutazione bifasica: prima verificare i requisiti sostanziali per l'accesso alla pena sostitutiva secondo i criteri dell'art. 133 cod. pen., poi instaurare un contraddittorio per definire obblighi, prescrizioni e modalità esecutive acquisendo, se necessario, elementi dall'ufficio esecuzione penale esterna.

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