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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11826/2024 del 21/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza per mancanza o manifesta illogicità della motivazione riguardo al trattamento sanzionatorio e per il diniego della sospensione condizionale della pena. Sosteneva che i giudici avevano ritenuto ostativa la sospensione per presunta recidiva fondata su reati ormai depenalizzati e che non erano stati rispettati i criteri di determinazione della pena.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto inammissibile il motivo relativo al trattamento sanzionatorio e alla mancata riduzione massima della pena, confermando la legittimità della motivazione dei giudici in virtù dell'indicazione dell'elemento ritenuto prevalente ai sensi dell'art. 133 c.p. Tuttavia il ricorso è stato accolto limitatamente alla sospensione condizionale della pena perché la Corte di appello non ha dato risposta alla richiesta espressa di concessione del beneficio; la sentenza impugnata è annullata limitatamente a questo punto e rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Bari per un nuovo giudizio sulla sospensione. Il resto del ricorso è dichiarato inammissibile e la responsabilità penale è dichiarata irrevocabile ai sensi dell'art. 624 c.p.p.

Norme richiamate

  • DPR 309/1990, art. 73 comma 4

    art. 73 comma 4 DPR 309/90

    Norma sostanziale che disciplina il reato contestato (illecito in materia di stupefacenti); la condanna è stata confermata in relazione a questo articolo.

  • Codice penale, art. 133

    Richiama i criteri di determinazione della pena: la Corte ha ritenuto che l'obbligo motivazionale sia assolto indicando l'elemento prevalente ritenuto decisivo senza un'analitica disamina di tutti gli elementi.

  • Sez. U., n. 5519 del 21/04/1979 (Pelosi)

    Sez. U. n. 5519/1979, Pelosi, Rv. 142252

    Giurisprudenza richiamata per affermare che la motivazione sulla misura della pena è adeguata se indica l'elemento prevalente fra quelli di cui all'art. 133 c.p., senza necessità di valutazione analitica di tutti gli elementi.

  • Sez. 3, n. 19639 del 27/01/2012 (Gallo)

    Sez. 3 n. 19639/2012, Gallo

    Giurisprudenza richiamata in supporto del principio secondo cui la motivazione è soddisfacente se evidenzia i profili ritenuti rilevanti e decisivi per la determinazione della pena.

  • Codice di procedura penale, art. 624

    Norma rilevata dalla Corte per dichiarare l'irrevocabilità della sentenza in ordine all'affermazione della responsabilità penale dell'imputato.

Massime di principio

  • Se la Corte d'appello nega o non affronta espressamente una richiesta di concessione di un beneficio (es. sospensione condizionale della pena), la Cassazione può annullare la decisione limitatamente a quel punto e rinviare per un nuovo giudizio.
  • Sulle questioni di determinazione della pena, la motivazione è considerata adeguata quando il giudice indica l'elemento ritenuto prevalente tra quelli di cui all'art. 133 c.p.; non è obbligato a una valutazione analitica di tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli.
  • I motivi che impugnano solo l'entità della pena incontrano un controllo di ammissibilità e merito più restrittivo: è difficile ottenere l'annullamento della quantificazione della pena se la Corte ha indicato ragionevolmente i criteri decisivi.
  • Quando la presunta recidiva è fondata su reati depenalizzati o comunque non chiaramente suscettibili di incidere sul beneficio, il ricorrente può argomentare la non ostatività della recidiva; tuttavia la Cassazione verifica principalmente la correttezza procedurale e la completezza della motivazione dei giudici di merito.
  • La conferma della responsabilità sostanziale (irrevocabilità) non esclude che la Cassazione annulli solo su profili accessori o beneficiari; in casi simili si può ottenere un rinvio limitato al punto specifico contestato.

Testo integrale

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