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Sentenza

Sentenza del 24/02/2016 n. 3611 - Corte di Cassazione

Ricorso per Cassazione- Morte nel corso del giudizio della parte costituita - Notifica dell'impugnazione -Chiamati all'eredità - Onere della prova dell'accettazione dell'eredità - A carico dell'amministrazione finanziaria- Mancato assolvimento - Insufficienza .

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti hanno contestato la validità della riassunzione del giudizio tributario dopo la morte del contribuente, la sufficienza dell'atto di riassunzione, la mancata considerazione della loro rinuncia all'eredità e, soprattutto, l'assenza di prova della loro effettiva qualità di eredi e quindi della loro legittimazione passiva. Hanno sostenuto che la mera chiamata all'eredità non fosse sufficiente, occorrendo la prova di un'accettazione espressa o tacita.

La decisione

La Corte ha rigettato il primo e il terzo motivo, dichiarato inammissibile il secondo e accolto il quarto. Ha stabilito che, in materia di obbligazioni tributarie del defunto, spetta all'Amministrazione finanziaria provare che i soggetti chiamati all'eredità abbiano effettivamente accettato l'eredità. La sola denuncia di successione non è sufficiente; occorrono atti dello stato civile o altri documenti idonei a dimostrare con certezza la qualità di erede. Poiché la CTR non aveva indicato gli elementi posti a fondamento di tale qualità, la sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della CTR della Lombardia, anche per la liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • Articoli 100, 299 e seguenti, 300, 303 e 392 c.p.c.

    Nel giudizio di cassazione la morte della parte non determina l'interruzione del processo; dopo la cassazione con rinvio, il processo può essere riassunto nei confronti degli eredi, purché sia dimostrata la loro effettiva legittimazione.

  • Articoli 519 e 521 c.c.

    La rinuncia all'eredità, se ritualmente compiuta, produce effetti retroattivi. Tuttavia deve essere tempestivamente dedotta e documentata nel giudizio di merito, non mediante una produzione tardiva e irrituale.

  • Articolo 2697 c.c.

    Chi intende far valere un diritto deve provare i fatti costitutivi. Pertanto l'Amministrazione finanziaria deve provare l'accettazione dell'eredità quando pretende dagli eredi il pagamento dei debiti tributari del defunto.

  • Articolo 32, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992

    I documenti e le memorie nel processo tributario devono essere depositati entro i termini previsti; il termine è considerato perentorio quando tutela il diritto di difesa e il contraddittorio.

  • Articoli 565 e seguenti c.c.

    La parentela e la vocazione ereditaria possono essere desunte dagli atti dello stato civile, ma la sola chiamata alla successione non dimostra necessariamente l'accettazione dell'eredità.

  • Articolo 52 delle disposizioni sulla legge in generale

    La rinuncia all'eredità può essere opponibile ai terzi secondo le regole relative alla sua iscrizione nel registro delle successioni; l'Amministrazione può dover provare la mancata iscrizione quando intende contestarne l'opponibilità.

Massime di principio

  • La mera qualità di chiamato all'eredità non rende automaticamente il soggetto responsabile dei debiti del defunto: occorre provare l'accettazione espressa o tacita.
  • Quando un ente pubblico pretende un debito tributario dagli eredi, grava sull'ente l'onere di dimostrare sia la qualità ereditaria sia l'effettiva accettazione dell'eredità.
  • La denuncia di successione, da sola, non è normalmente sufficiente a dimostrare l'accettazione dell'eredità.
  • La rinuncia all'eredità deve essere formalmente valida e prodotta tempestivamente nel giudizio di merito; una produzione tardiva può essere inutilizzabile.
  • In caso di morte della parte durante il giudizio di cassazione, il processo non si interrompe automaticamente; il giudizio di rinvio può essere riassunto nei confronti degli eredi, ma la loro legittimazione deve essere adeguatamente provata.
  • La sentenza che condanna presunti eredi deve indicare gli elementi concreti dai quali risulta la loro qualità e la loro legittimazione passiva; in mancanza, può essere cassata per carenza di motivazione.

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