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Sentenza

Sentenza del 19/11/2024 n. 3049 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Disputa sull'applicabilità dell'esenzione IMU per immobili gravati da servitù di uso pubblico. xxxx SGR aveva chiesto il rimborso dell'IMU per le annualità 2019-2022 sostenendo che le aree erano assoggettate a servitù di uso pubblico a favore del Comune e che tale servitù costituiva un diritto reale di godimento escludente la sua soggettività passiva, invocando anche l'art. 1, comma 742, L.160/2019 e la precedente convenzione (Atto di Asservimento) che aveva previsto esenzione ICI. Il Comune di Monza ha appellato la sentenza di primo grado che aveva accolto la richiesta di rimborso, sostenendo che la servitù di uso pubblico non è un diritto reale tipizzato equiparabile a diritti reali di godimento (es. usufrutto/uso) e quindi non elimina la soggettività passiva IMU del proprietario; ha altresì contestato la presunta estensione automatica dell'esonero ICI all'IMU e richiamato il principio di legalità tributaria (art. 23 Cost.) secondo cui l'ente non può concedere esenzioni non previste dalla legge.

La decisione

La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha accolto l'appello del Comune di Monza, riformando la sentenza di primo grado e dichiarando legittimo il diniego del rimborso IMU richiesto da xxxx SGR per gli anni 2019-2022. Il Collegio ha ritenuto che la servitù di uso pubblico, pur attribuendo utilità alla collettività, non si traduce in un diritto reale di godimento tale da escludere la soggettività passiva IMU del proprietario: la proprietà e il possesso restano in capo alla società e il presupposto impositivo IMU permane. La decisione si fonda anche su richiamo della giurisprudenza della Corte di Cassazione (sent. 30/9/2019, n.24264) che distingue la servitù di uso pubblico dai diritti reali tipizzati. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 1, comma 742, L. 160/2019

    La norma esonera l'IMU solo per gli immobili di cui il Comune è titolare di un diritto reale di godimento; la Corte ha interpretato la disposizione in modo restrittivo ritenendo che la servitù di uso pubblico non sia un diritto reale di godimento idoneo a far scattare l'esenzione.

  • art. 11 c.c.

    "Le province e i comuni, nonché gli enti pubblici riconosciuti come persone giuridiche godono dei diritti secondo le leggi e gli usi osservati come diritto pubblico"

    Richiamato dalla giurisprudenza per spiegare che, pur riconoscendo una utilitas collettiva, il bene resta formalmente privato tranne che per l'ambito limitato della servitù; la Corte ha usato questo principio per sottolineare la distinzione tra proprietà privata e utilizzo pubblico limitato.

  • art. 825 c.c. (richiamato)

    Citato nella discussione sulla natura delle servitù; la Corte osserva che anche ammettendo l'applicazione dell'art. 825 c.c., la servitù di uso pubblico non comporta trasferimento della proprietà né trasformazione completa del bene in cosa pubblica.

  • art. 1021 c.c. (richiamato)

    Richiamato dall'appellata per raffrontare la servitù di uso pubblico al diritto di uso (diritto reale limitato); la Corte ha ritenuto il confronto inconferente perché l'uso è diritto reale tipizzato che può comprendere uti e frui, mentre la servitù di uso pubblico è atipica, riferita alla collettività e orientata al solo uti.

  • art. 23 Cost.

    Invocato dal Comune per richiamare il principio di legalità tributaria: l'ente non può rinunciare o concedere esenzioni fiscali oltre quanto previsto dalla legge; la Corte ha dato rilievo a questo principio nel rigetto dell'argomento sulla presunta indisponibilità dell'imposta da parte del Comune.

  • Giurisprudenza: Cass. sentenza 30/9/2019 n.24264

    La pronuncia della Cassazione è stata richiamata come decisiva nel delineare la natura della servitù di uso pubblico: il bene resta di proprietà privata, la servitù attribuisce utilitas limitata alla collettività e non trasforma la proprietà in bene pubblico; da ciò deriva che la soggettività passiva IMU rimane in capo al proprietario.

Massime di principio

  • La servitù di uso pubblico, essendo atipica e riferita alla collettività, di norma non equivale a un diritto reale di godimento tipizzato (es. usufrutto, uso) e dunque non esclude automaticamente la soggettività passiva IMU del proprietario.
  • Per ottenere l'esenzione IMU occorre configurare un titolo che attribuisca effettivamente al comune un diritto reale di godimento riconosciuto e qualificato dalla legge; semplici patti convenzionali o asservimenti che attribuiscono solo utilità d'uso limitata possono non essere sufficienti.
  • Le convenzioni che prevedono esenzioni per tributi precedenti (es. ICI) non si estendono automaticamente all'IMU: bisogna verificare la copertura normativa espressa per ciascuna imposta.
  • Gli enti locali non possono riconcedere o rinunciare a entrate tributarie al di fuori dei casi previsti dalla legge; il principio di legalità fiscale (art. 23 Cost.) limita la disponibilità dell'ente a concedere esenzioni non previste dalla normativa.
  • In casi concreti valutare: la natura formale del diritto (iscrizione, titolo), la sua esclusività, permanenza e compatibilità con la qualifica di diritto reale di godimento; la giurisprudenza prevalente e la concreta effettività del controllo esercitato dall'ente pubblico sono determinanti per l'esito.

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