Cassazione Penale, Sentenza n. 46279/2022 del 07/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua responsabilità per il delitto continuato di estorsione e aveva riqualificato l'episodio del 18/06/2015 come tentata truffa aggravata. I motivi di ricorso deducevano: vizio di motivazione e travisamento degli atti (contestando che la Corte avrebbe valorizzato solo circostanze sfavorevoli e contraddittorie circa l'attribuzione degli attentati), errata qualificazione giuridica della condotta (sostenendo che tutta la vicenda avrebbe dovuto essere qualificata come truffa ai sensi dell'art. 640 c.p.), violazione delle norme sulla determinazione della pena e sul divieto di reformatio in peius (art. 597 c.p.p.), errato diniego delle circostanze attenuanti generiche e mancata adeguata motivazione sulla determinazione della pena (art. 133 c.p. e art. 27 Cost.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse fornito una motivazione esaustiva e immune dai vizi denunciati: ha spiegato che la prima parte della condotta integrava estorsione (coartazione della volontà della parte offesa) mentre la successiva parte non determinò coartazione poiché la vittima intuì l'inganno e iniziò a collaborare con la Polizia; ha confermato la riqualificazione dell'episodio del 18/06/2015 come tentata truffa aggravata e ha ritenuto corretta l'individuazione della pena (pena complessiva ridotta rispetto al primo grado: anni 5 e mesi 6 di reclusione, multa di 1.500 euro aumentata di un terzo per aggravante), affermando che non risultava violata la regola della reformatio in peius. I motivi relativi a diniego delle attenuanti e alla determinazione della pena sono stati considerati generici. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiamata in relazione alla delitto continuato: la Corte ha ritenuto sussistente una valutazione di continuità per gli episodi estorsivi iniziali, motivando distintamente le diverse fasi della condotta e la loro rilevanza ai fini della responsabilità
art. 629 cod. pen. (estorsione)
La Corte ha qualificato come estorsione la prima parte della condotta, ritenendo provata la coartazione della volontà della vittima al momento del primo versamento
art. 640 cod. pen. (truffa), comma secondo
La Corte ha riqualificato l'episodio del 18/06/2015 come tentata truffa aggravata, avendo la vittima successivamente intuito l'inganno e non essendo stata coartata in quella fase
art. 597 comma 3 cod. proc. pen.
Sollevata la questione di reformatio in peius: la Corte ha ritenuto infondata la censura poiché la pena complessiva inflitta in appello è risultata inferiore a quella di primo grado e l'aggravante era adeguatamente valutata
art. 61, n. 7 cod. pen. (circostanza aggravante)
La Corte d'Appello ha ritenuto applicabile la circostanza aggravante e ha aumentato la pena di un terzo; la Cassazione ha ritenuto congrua la modalità di calcolo dell'aumento nel contesto della pena complessiva
Richiamata nella discussione sulle circostanze attenuanti generiche: la Corte ha motivato il diniego delle attenuanti sulla base dell'assenza di confessione e dell'esistenza di un precedente, ritenendo la valutazione adeguata
La Corte ha fornito motivazione sufficiente circa la determinazione della pena (individuazione della pena base e delle maggiorazioni), ritenuta congrua e non contraria al principio di proporzionalità
art. 27 Costituzione
Richiamata nella censura sulla motivazione della pena; la Corte ha ritenuto che non vi fosse violazione dei principi costituzionali in tema di responsabilità, proporzione della pena e motivazione
Massime di principio
- Distinguere estorsione da truffa sulla base della presenza di coartazione della volontà della vittima: se la vittima è costretta o intimidita si configura estorsione; se è indotta in errore senza vera costrizione si configura truffa. In situazioni miste, il giudice può qualificare distintamente le diverse fasi della condotta.
- La riqualificazione dell'episodio è lecita in appello se adeguatamente motivata sulla base degli elementi probatori: la Corte può confermare parte della responsabilità (es. reato continuato) e riconoscere per altra condotta diverso titolo colposo o doloso (es. tentata truffa).
- La reformatio in peius è rilevante solo se la decisione di appello peggiora la posizione del ricorrente rispetto al giudizio di primo grado; per verificarla occorre considerare la pena complessiva e la motivazione sull'eventuale aggravante già valutata in primo grado.
- Motivi di ricorso generici o che non affrontano in modo specifico e critico le argomentazioni del giudice di merito rischiano l'inammissibilità: il rimedio in Cassazione richiede il confronto puntuale con la motivazione impugnata.
- Per il diniego delle attenuanti generiche è necessario che il giudice fornisca motivazione concreta (es. assenza di confessione, precedenti) e non valutazioni meramente sommatorie; tuttavia, valutazioni motivate della personalità e del comportamento dell'imputato sono ammissibili.
- In fase di determinazione della pena il giudice deve indicare la pena base, le eventuali aggravanti/attenuanti e il calcolo risultante: la mancanza di tale specificazione può costituire motivo di critica ma la Cassazione valuta anche la congruità complessiva della motivazione.
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