Cassazione Penale, Sentenza n. 26209/2023 del 16/06/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Milano dell'08/02/2023 che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di somme per euro 1.835.020,00. Il Tribunale aveva ritenuto che fosse spirato il termine previsto dall'art. 405, comma 2, c.p.p. (termine ordinario di sei mesi, scaduto il 3 settembre 2022) e che il pubblico ministero non avesse attivato tempestivamente la procedura di cui all'art. 406 c.p.p., con conseguente inutilizzabilità di alcuni atti investigativi (una consulenza medico-legale e un'informativa di P.G. con allegati) su cui si fondava la richiesta di sequestro. Il Procuratore ha proposto ricorso in Cassazione contestando (1) l'individuazione del dies a quo del termine ai sensi dell'art. 405 c.p.p., sostenendo che, essendo in contestazione un reato permanente (art. 416 c.p.), l'autorizzazione alle indagini sarebbe durata per tutta la permanenza della condotta; (2) l'omessa valutazione della querela della persona offesa Maria Barbato Ferraiuolo, che non sarebbe atto d'indagine e quindi acquisibile anche dopo la scadenza del termine; (3) la motivazione apparente circa il fumus del reato, sostenendo che gli atti disponibili fino al 3/9/2022 delineavano un quadro indiziario grave e circostanziato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto per motivi non consentiti e manifestamente infondati. Ha ritenuto non pertinente l'argomentazione sul reato permanente rispetto al Tescione, poiché il sequestro era stato disposto in relazione ai profitti delle truffe (capi B, F, I) e non al reato associativo per il Tescione; ha richiamato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui non può estendersi automaticamente la durata delle indagini per i reati permanenti aggirando il principio dei termini predeterminati (art. 407 c.p.p.). Quanto alla querela della persona offesa, la Corte ha osservato che il Tribunale non aveva dichiarato inutilizzabile tale atto, avendo circoscritto l'inutilizzabilità ad altri atti specifici. Infine, la censura sul fumus costituiva una mera rivalutazione del merito non consentita in sede di legittimità; il Tribunale aveva svolto la prova di resistenza mostrando che, espunti gli atti dichiarati inutilizzabili, le residue risultanze non erano sufficienti a sostenere il sequestro. Conseguenza pratica: resta in piedi l'ordinanza che ha annullato il decreto di sequestro emesso dal Gip; il ricorso del P.M. è respinto (inammissibile).
Norme richiamate
art. 405, comma 2, cod. proc. pen.
Termine ordinario di sei mesi per lo svolgimento delle indagini preliminari; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale sul decorso del termine nel caso di specie e ha escluso l'automatica estensione del dies a quo per reati permanenti rispetto al Tescione
Procedure da attivare in caso di richiesta di misure cautelari reali alla scadenza o oltre i termini: il Tribunale ha rilevato che il P.M. non aveva tempestivamente attivato la procedura
Previsione di termini più ampi per indagini su determinate fattispecie; la Corte ha richiamato la regola che l'art. 407 non può essere usato per eludere il principio della durata predeterminata delle indagini
Delitto associativo (reato permanente): il ricorrente ha invocato la natura permanente della condotta per computare diversamente i termini, ma la Corte ha ritenuto la questione non pertinente rispetto alle somme sequestrate al Tescione
Giurisprudenza citata (Sez. 6, n. 10687, dep. 18/01/2023, Freschi; Sez. 6, n.12080 del 15/12/2022; Sez. 2, n.18951 del 14/03/2017, Napoli)
Richiamo a orientamenti recenti che limitano la possibilità di estendere la durata delle indagini per reati permanenti e che delimitano il sindacato di legittimità rispetto alla valutazione del fumus e ai vizi della motivazione
Massime di principio
- Il termine di sei mesi previsto dall'art. 405 c.p.p. non si estende automaticamente per il fatto che si procede per reati 'permanenti': l'eccezione vale solo se sussistono specifiche previsioni (art. 407) o autorizzazioni documentate; non può essere invocata per aggirare il principio dei termini predeterminati
- Se il sequestro è diretto ai proventi di specifici reati predicati, la computazione dei termini deve attenersi a quella fattispecie e non può essere estesa richiamando la natura permanente di reati diversi, a meno che il rapporto sia espressamente dimostrato
- La querela della persona offesa è atto di prova e, in linea di principio, può essere acquisita anche successivamente; tuttavia il giudice deve indicare chiaramente quali atti siano ritenuti inutilizzabili per il decorso dei termini e quali no
- In Cassazione non è possibile ottenere una rivalutazione di merito quanto al fumus o alla gravità degli indizi: il sindacato è limitato a questioni di diritto, a errores in procedendo/ iudicando e a vizi della motivazione così gravi da rendere il dispositivo incomprensibile o privo dei requisiti minimi di coerenza e completezza
- Se atti investigativi sono dichiarati inutilizzabili per decorso dei termini, il giudice deve verificare se le residue risultanze sono ancora idonee a sostenere la misura reale; in assenza di sufficienti risultanze residue, il sequestro può essere annullato
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