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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41718/2025 del 30/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riconoscimento della continuazione tra più fatti di reato oggetto di distinte decisioni irrevocabili. I fatti riguardano condotte commesse tra il 2016 e il 2021: resistenza e cessione di sostanze stupefacenti del 14/01/2016, violazione del foglio di via nell'ottobre 2020 e un gruppo di reati contro il patrimonio e cessione di stupefacenti commessi tra il 20 e il 31/03/2021. La difesa ha dedotto vizio di motivazione del GIP sostenendo che la continuazione può sussistere anche per condotte eterogenee e richiamando la condizione di dipendenza dell'imputato e un precedente parziale riconoscimento della continuazione per alcune condotte.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondato il motivo: per riconoscere la continuazione (art. 81, comma 2 c.p.) è necessario individuare, mediante esame concreto di tempi e modalità, indici che dimostrino la sostanziale unicità del disegno criminoso sin dal momento ideativo. La giurisprudenza indica gli «indici rivelatori» quali breve distanza cronologica, omogeneità delle modalità, identità del bene tutelato, contiguità spazio-temporale, causalità e sistematicità. Nel caso concreto il consistente intervallo temporale (2016 vs 2020-2021) e l'eterogeneità delle condotte non consentono di ritenere provata una deliberazione unitaria; la semplice spinta a delinquere connessa alla dipendenza non è idonea a dimostrare la programmazione unitaria dei reati. Pertanto è stato confermato il rigetto dell'istanza del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen., comma 2

    art. 81, comma 2, cod. pen.

    La continuazione richiede una 'unitaria rappresentazione' delle condotte sin dal momento ideativo; la mera reiterazione o l'abitualità non equivalgono alla unità di ideazione richiesta dalla norma.

  • decreto-legge n. 99 del 11/4/1974

    Ha ampliato l'ambito applicativo della continuazione consentendo il riconoscimento anche tra violazioni di disposizioni diverse, enfatizzando la necessità del fine unitario come criterio unificante.

  • Sez. Un. n. 28659 del 18/5/2017 (Cassazione)

    Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017, rv 270074

    In sede di esecuzione, come in sede di cognizione, il riconoscimento della continuazione richiede una verifica approfondita degli indici concreti (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, e che i reati successivi fossero programmati almeno nelle linee essenziali).

Massime di principio

  • La continuazione si fonda sull'esistenza di un "disegno criminoso" unitario: occorre dimostrare, anche mediante indici, che le diverse condotte derivano da una programmazione comune sin dal momento ideativo.
  • Indicatori utili: breve distanza temporale tra i fatti, omogeneità delle modalità o del bene giuridico tutelato, contiguità spazio-temporale, causalità specifica e ripetizione sistematica. Non tutti devono essere presenti, ma quelli rilevanti devono essere significativi.
  • Un lungo intervallo temporale tra episodi è un forte elemento contrario al riconoscimento della continuazione, salvo prova di una chiara pianificazione unitaria che giustifichi la frazionatura temporale.
  • La dipendenza da sostanze o la semplice tendenza a delinquere non sono di per sé idonee a dimostrare la deliberazione unitaria richiesta per la continuazione.
  • In sede esecutiva l'onere di provare la continuità del disegno criminoso grava sul richiedente; precedenti riconoscimenti parziali non estendono automaticamente la continuazione ad altri fatti senza adeguata motivazione.
  • Per ottenere il riconoscimento è utile produrre elementi oggettivi che colleghino i reati (comunicazioni, modalità ripetute, organizzazione, prova di obiettivo unitario) e argomentare specificamente la preordinazione almeno nelle linee essenziali.

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