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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35853/2024 del 25/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria (22/02/2024) contestando la qualificazione della condotta come tentata estorsione (art. 629 c.p.) con l'aggravante del metodo mafioso. Hanno dedotto: incertezza e vizi di motivazione sulla attendibilità della persona offesa (Giuseppe Triolo) e sull'uso di videoriprese; errata distinzione fra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni (richiamando principi di Sez. Un. "Filardo"); mancata verifica dell'esistenza effettiva del credito vantato dallo Spratico; ingiustificata applicazione dell'aggravante del metodo mafioso senza accertamento del quid pluris richiesto dalla giurisprudenza; vizi nel calcolo della pena (recidiva riconosciuta automaticamente, negazione delle attenuanti generiche) e violazione delle regole del giudice di rinvio (art. 627, comma 3, cod. proc. pen.) nel conformarsi ai principi fissati dalla Cassazione nella precedente sentenza rescindente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e/o manifestamente infondati rigettandoli. Ha ritenuto che il giudice di rinvio si sia conformato ai principi di diritto fissati nella sentenza rescindente e abbia fornito motivazione congrua e logica sia sulla attendibilità della persona offesa sia sulla qualificazione giuridica della condotta come estorsione (per avere terzi agito con fini propri e con modalità esecutive eccedenti l'esercizio della pretesa creditoria). Ha confermato l'applicabilità dell'aggravante del metodo mafioso alla luce delle evocazioni riferite agli interessi di soggetti detenuti e delle allusioni a contesti mafiosi. Sul trattamento sanzionatorio ha ritenuto le valutazioni della Corte territoriale insindacabili in sede di legittimità salvo arbitrio, e ha escluso la censura sulla recidiva per carenza di deduzione in appello. Ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e a una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Quando terzi agiscono per recuperare un credito altrui, la regola distintiva fra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni si basa sulle modalità oggettive del comportamento: se i terzi perseguono fini propri o usano modalità esecutive che eccedono l'esercizio della pretesa creditoria, può configurarsi estorsione.
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono fondare una condanna se il giudice effettua una valutazione rigorosa della credibilità soggettiva e dell'attendibilità intrinseca e lo motiva espressamente; la semplice autoreferenzialità va confutata con argomentazioni specifiche.
  • Il giudice di rinvio è vincolato ai principi di diritto stabiliti dalla Cassazione nella sentenza di annullamento: non è consentito riaprire o riformulare la stessa questione giuridica già decisa, salvo che il devolutum lo consenta.
  • L'aggravante del metodo mafioso può essere applicata anche a soggetti non affiliati se viene utilizzata una metodologia tipica mafiosa (allusioni a detenuti, riferimenti a contiguità con consorterie, minacce che evocano interventi di organizzazioni), specie in territori con storica presenza mafiosa.
  • Le questioni relative alla determinazione della pena e al riconoscimento delle circostanze attenuanti sono soggette a ampia discrezionalità del giudice di merito e risultano sindacabili in Cassazione solo in presenza di motivazione manifestamente illogica o arbitraria.
  • In Cassazione non è possibile ottenere l'annullamento per mere ricostruzioni alternative dei fatti: il sindacato è limitato a vizi di diritto o a vizi motivazionali specificamente denunciati e non a una nuova valutazione di merito.
  • Per far valere in Cassazione profili di nullità, omessa o insufficiente motivazione o violazioni procedurali occorre averli dedotti e sviluppati nel grado precedente (appello), altrimenti rimangono inammissibili per effetto del principio devolutivo.

Testo integrale

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