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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46697/2024 del 18/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione proposto dai difensori di Fabbrizio contestava la sentenza della Corte d'Appello di Palermo del 15/12/2023 che aveva confermato la responsabilità dell'imputato per concorso in riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e aveva rideterminato il trattamento sanzionatorio, esclusa però la circostanza aggravante di cui alla legge 203/1991. Le censure dedotte: (i) violazione di legge e vizi di motivazione nella qualificazione soggettiva e oggettiva del reato di riciclaggio e nel travisamento delle risultanze probatorie; (ii) insufficiente valutazione di prove a discarico acquisite in appello (compresa sentenza irrevocabile di altro procedimento); (iii) omissione o insufficiente motivazione sul rigetto della richiesta ex art. 603 c.p.p. di acquisizione del verbale con le dichiarazioni di Di Leonardo; (iv) mancata correlazione tra imputazione e decisione (art. 521 c.p.p.); (v) errata quantificazione e mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e applicazione non corretta dei criteri di determinazione della pena (art. 62-bis, 132, 133 c.p.). I difensori sostenevano, in sostanza, che l'unico elemento a carico fosse una intercettazione e che non vi fosse prova della conoscenza della provenienza illecita della somma contestata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto congrua e logica la motivazione dei giudici di merito (Corte d'Appello e G.I.P.), che hanno ricostruito i fatti integrando intercettazioni e risultanze bancarie, dimostrando la consapevolezza dell'imputato sull'uso di prestanome e sulla provenienza illecita dei fondi. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il rifiuto della Corte d'appello di acquisire il verbale Di Leonardo in sede di appello, ai sensi della giurisprudenza su rito abbreviato, e ha escluso vizi di correlazione fra imputazione e sentenza (si è rilevato un mero errore materiale senza pregiudizio). E' stato confermato che il reato di fittizia intestazione (12-quinquies) è presupposto del reato di riciclaggio e che parte di quel capo è estinta per prescrizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., è stata valutata la responsabilità per l'inammissibilità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La Cassazione non può rivalutare i fatti e le prove se la motivazione di merito non è manifestamente illogica, contraddittoria o lacunosa; le contestazioni che propongono una diversa lettura plausibile dei fatti sono inammissibili.
  • In caso di giudizio con rito abbreviato, la richiesta di acquisizione di nuove prove in appello può essere respinta se la motivazione del giudice di merito è sufficientemente articolata; per impugnare tale diniego occorre dimostrare lacune o contraddizioni decisive nella motivazione.
  • Per il reato di riciclaggio è necessario provare la consapevolezza della provenienza illecita dei beni: intercettazioni, riscontri bancari e collegamenti con operazioni di intestazione fittizia possono costituire elementi idonei a dimostrare tale elemento soggettivo.
  • Errori materiali nella formulazione dell'imputazione non determinano automaticamente la nullità della sentenza se non hanno ingenerato confusione né pregiudicato il diritto di difesa.
  • La decisione sul riconoscimento delle attenuanti generiche e sulla quantificazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e può essere sindacata in Cassazione solo per manifesta illogicità o assenza di motivazione.

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