Cassazione Civile, Ordinanza n. 02053/2024 del 19/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (giocatore)
La controversia
La controversia nasce da un decreto ingiuntivo emesso in favore della società che gestiva il Casinò di Venezia per il pagamento di somme riferite a fiches consegnate al cliente. Il giudice di merito ha revocato il decreto, ritenendo che si trattasse di debito di gioco e che, quindi, non fosse azionabile ai sensi dell'art. 1933 c.c. La società ricorrente ha proposto tre motivi di cassazione: con il primo ha sostenuto che la Corte d'appello avrebbe erroneamente qualificato il rapporto come debito di gioco, quando invece vi sarebbe stato un autonomo contratto di compravendita di fiches, assistito anche da assegni poi risultati insoluti; con il secondo ha denunciato violazione degli artt. 1933 e 2697 c.c., assumendo che mancasse prova della destinazione delle fiches al gioco, del tipo di gioco e del relativo esito; con il terzo ha contestato che fosse stato posto a suo carico l'onere di provare una diversa destinazione delle fiches acquistate.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati congiuntamente i tre motivi, richiamando il principio secondo cui, quando le fiches sono cedute dalla casa da gioco, la dazione di denaro o di fiches è funzionalmente collegata all'attuazione del gioco e il relativo negozio strumentale segue il regime del gioco privo di tutela ex art. 1933 c.c. La Corte ha valorizzato il fatto, accertato in appello, che le fiches erano state vendute al controricorrente proprio dal Casinò tramite i funzionari preposti alla consegna, sicché era corretta la presunzione di destinazione al gioco e il correlato onere, posto a carico della società, di dimostrare un impiego diverso. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
La norma impedisce di pretendere l'adempimento dei debiti derivanti da gioco o scommessa; tale regime si estende anche al negozio strumentale di acquisto delle fiches quando la dazione sia funzionalmente collegata alla partecipazione al gioco presso la casa da gioco.
L'onere della prova della diversa destinazione delle fiches, rispetto all'impiego per il gioco, è stato correttamente posto a carico della casa da gioco, una volta accertata la vendita delle fiches da parte del gestore del casinò in connessione con l'attività di gioco.
art. 360, primo comma n.3, c.p.c.
I motivi sono stati formulati come censure di violazione o falsa applicazione di legge.
art. 13, comma 1-quater d.P.R. 115 del 2002
È stato dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato da parte della ricorrente.
Massime di principio
- Quando le fiches sono fornite direttamente dalla casa da gioco, l'operazione è normalmente funzionalmente collegata al gioco e il credito relativo segue il regime di irripetibilità o inesigibilità proprio del debito di gioco.
- Il debito contratto con il tenutario della casa da gioco per procurarsi la moneta convenzionale necessaria a giocare può essere qualificato come debito di gioco ai sensi dell'art. 1933 c.c., anche se formalmente inserito in un diverso schema negoziale.
- Se il titolo azionato riguarda fiches cedute dal casinò al cliente, la destinazione al gioco può presumersi in ragione della natura stessa del bene e della struttura dell'operazione; spetta al creditore dimostrare un uso diverso quando intenda sottrarsi alla disciplina del debito di gioco.
- Il negozio di finanziamento o fornitura di mezzi per giocare conserva autonoma causa solo quando il soggetto che li eroga non partecipa al gioco, non condivide il rischio dell'alea e non ha interesse economico diretto all'esito della giocata.
Come è indicizzato
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