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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23862/2025 del 26/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (tribunale di sorveglianza)

La controversia

Il provvedimento impugnato ha revocato l'affidamento in prova al servizio sociale concesso al condannato, ritenendo accertate violazioni delle prescrizioni della misura, in particolare la detenzione illegale di materiale esplodente e le minacce rivolte al datore di lavoro, collocate temporalmente tra maggio e settembre 2024. Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza, contestando la valutazione degli episodi e, secondo la Corte, muovendosi però su un piano di mera confutazione e di lettura riduttiva dei fatti, senza indicare specifici vizi di manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione. La doglianza non ha scalfito il nucleo della decisione, fondata sulla valutazione complessiva del comportamento tenuto durante la prova e sulla sua incompatibilità con la prosecuzione della misura e con ulteriori misure alternative meno restrittive.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse motivato in modo completo, coerente e non illogico la revoca dell'affidamento in prova, valorizzando la complessiva condotta del soggetto e la sua scarsa adesione al programma di recupero. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, non emergendo elementi per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 47, comma 11, l. 26 luglio 1975, n. 354

    art. 47, undicesimo comma, legge 26 luglio 1975, n. 354

    La revoca dell'affidamento in prova non discende dalla mera violazione di legge o delle prescrizioni, ma richiede una valutazione del giudice circa l'incompatibilità concreta della violazione con la prosecuzione della prova, sulla base di una motivazione logica e adeguata.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e, salvo assenza di colpa, a una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale non è automatica per ogni violazione delle prescrizioni o per ogni illecito penale commesso durante la prova; occorre che il giudice di sorveglianza valuti se la condotta concreta sia incompatibile con la prosecuzione del percorso trattamentale.
  • Il giudizio sulla revoca è rimesso alla discrezionalità del Tribunale di sorveglianza, che deve però sorreggerlo con motivazione logica, coerente e non viziata; in cassazione è censurabile solo per manifesta illogicità o contraddittorietà.
  • Ai fini della revoca, il giudice deve considerare la gravità dei singoli episodi e, insieme, la condotta complessiva del soggetto durante la misura, in una prospettiva di valutazione del recupero sociale.
  • Il ricorso che si limiti a contrapporre una diversa lettura dei fatti, senza colpire il nucleo argomentativo della decisione impugnata, è inidoneo a scalfire la motivazione della revoca ed è destinato all'inammissibilità.

Come è indicizzato

MaterieMisure alternativeImpugnazioni
RamiEsecuzione penaleProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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