Cassazione Civile, Sentenza n. 15952/2025 del 14/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione in Cassazione avverso la sentenza della CTR Lombardia (sez. staccata di Brescia) che aveva rigettato l'appello dell'Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Milano che aveva annullato avviso di accertamento IVA per il 2010. L'avviso si fondava su un PVC della Polizia Tributaria che ipotizzava una catena di fatturazioni reciproche e operazioni inesistenti tra Green Network spa e numerose società (tra cui Europe Energy), con recupero IVA pari a euro 2.700.006,00 e sanzioni. L'Agenzia contestava: (i) motivazione apparente/contraddittoria della CTR e insufficiente confronto con le argomentazioni dell'Ufficio; (ii) illegittimo richiamo a provvedimenti penali non definitivi/archiviazioni e a sentenze tra parti diverse come se vincolanti; (iii) errata valutazione degli elementi indiziari e violazione dei principi relativi all'onere della prova e alle presunzioni (art. 2697 e 2729 c.c.); (iv) errata applicazione delle norme IVA in tema di detraibilità per operazioni inesistenti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo (motivazione) e ha invece accolto il secondo e il terzo motivo riguardanti la valutazione degli effetti di un decreto di archiviazione e il vizio del ragionamento presuntivo adottato dalla CTR. La Corte ha affermato che il provvedimento di archiviazione penale non ha efficacia vincolante nel giudizio tributario e che il giudice d'appello ha erroneamente dato rilievo esclusivo o prevalente a una "communis opinio" giurisprudenziale senza valutare compiutamente, alla luce dei principi di prova e delle indicazioni della Corte di Giustizia UE (causa C-712/17), il quadro indiziario emerso dal PVC (ivi compresi elementi come corrispondenza di quantità e corrispettivi, mancata consegna fisica, assenza di strutture/organico nella sede, ecc.). Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata cassata nei punti accolti e la causa rinviata alla Corte tributaria regionale della Lombardia, in diversa composizione, per nuovo esame. Le spese del giudizio di legittimità sono state demandate come da dispositivo.
Norme richiamate
art. 360, primo comma, n. 3 e n. 4 cod. proc. civ.
Fondamento dei motivi di cassazione (vizi di motivazione, violazione di norme processuali e di diritto) utilizzato dalla Corte per verificare la legittimità della motivazione e l'erroneità del ragionamento della CTR
Richiamato per affermare che il decreto di archiviazione penale non produce efficacia di cosa giudicata nel processo tributario e dunque non vincola il giudice tributario
Rilevato in quanto il decreto di archiviazione emesso ex art. 408 non comporta preclusione all'accertamento e alla diversa qualificazione dei fatti in sede tributaria
Richiamato in tema di ragionamento presuntivo: il giudice tributario deve valutare il complesso degli indizi e la loro capacità di fondare la pretesa impositiva
Richiamato in relazione all'onere della prova; la decisione sottolinea la necessità di un adeguato apprezzamento probatorio da parte del giudice
art. 19, primo comma, DPR 26 ottobre 1972, n. 633 (decreto IVA)
Norma sulla detrazione dell'IVA e sulla documentazione fiscale; la Corte rimanda alla necessità di verificare se le operazioni siano effettive per consentire la detrazione
Direttiva 2006/112/CE (artt. 63, 168, 203, 273)
Richiamata nella ricostruzione dell'ambito di applicazione dell'IVA e dei limiti alla detrazione, da valutare in relazione all'effettività delle operazioni
art. 21-bis d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
Citato in relazione agli effetti dei provvedimenti penali nei giudizi tributari; la Corte osserva che le modifiche normative non attribuiscono efficacia vincolante all'archiviazione
Sentenza Corte di Giustizia UE, causa C-712/17 (8 maggio 2019)
Richiamata come principio guida: il giudice nazionale deve valutare compiutamente gli indizi relativi a operazioni sospette (sham) e applicare correttamente i criteri europei in materia di IVA e detraibilità
Massime di principio
- Un decreto di archiviazione penale (o altro provvedimento penale non definitivo) non ha efficacia di cosa giudicata nel processo tributario e non vincola il giudice tributario nella valutazione dei fatti
- La mera esistenza di una "communis opinio" giurisprudenziale favorevole alle contribuenti non può sostituire la valutazione puntuale e cumulativa degli elementi indiziari: il giudice tributario deve esaminare il quadro probatorio nel suo complesso
- Quando sussistono elementi indiziari rilevanti (corrispondenza perfetta di quantità e corrispettivi, saldi sistematicamente pari a zero, mancata consegna fisica, assenza di strutture operative nella sede), il giudice deve valutare tali indizi in base ai principi di prova e presunzioni (art. 2697 e 2729 c.c.) e alle indicazioni della Corte di Giustizia UE
- La Corte di Cassazione può censurare il ragionamento presuntivo del giudice tributario se quest'ultimo non valuta gli indizi nel loro complesso o si limita a richiamare precedenti non vincolanti senza motivare il perché di una diversa valutazione dei fatti
- In casi analoghi è opportuno adottare un'istruttoria e una motivazione che dimostrino espressamente l'esame complessivo degli indizi e il rispetto dei criteri processuali applicabili alle presunzioni e all'onere della prova
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