Cassazione Penale, Ordinanza n. 15390/2025 del 17/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per intervenuta rinuncia valida e tempestiva da parte del ricorrente. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 500,00 alla Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., non ravvisando ragioni di esonero.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che lo aveva condannato per la violazione dell'art. 187 C.d.S. Successivamente, tramite il difensore di fiducia, ha depositato una valida rinuncia al ricorso in data 24 marzo 2025. La Corte ha quindi rilevato che la rinuncia comportava l'inammissibilità del ricorso.
Norme richiamate
Norma incriminatrice richiamata solo come titolo del reato per cui l'imputato era stato condannato in appello.
La valida rinuncia al ricorso determina l'inammissibilità dell'impugnazione.
In caso di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende, salvo ragioni di esonero.
Massime di principio
- La rinuncia validamente e tempestivamente proposta al ricorso per cassazione comporta l'inammissibilità dell'impugnazione.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è normalmente tenuto al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, salvo che emergano ragioni di esonero.
- La declaratoria di inammissibilità per rinuncia non comporta una nuova valutazione del merito della condanna impugnata, che resta ferma.
Come è indicizzato
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