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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31534/2021 del 03/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La ricorrente, cittadina dello Sri Lanka, ha impugnato davanti al Giudice di Pace un decreto di espulsione emesso dal Prefetto della provincia di Napoli. Il giudice di merito ha rigettato l'opposizione; contro tale ordinanza è stato proposto ricorso per cassazione articolato in cinque motivi. Con i primi tre motivi la ricorrente ha lamentato, rispettivamente, omesso esame di un fatto decisivo e violazione di norme processuali per la mancata sospensione del giudizio in attesa della definizione del contenzioso amministrativo sul diniego del permesso di soggiorno, nonché nullità/illegittimità del decreto di espulsione perché avrebbe avuto diritto al permesso di soggiorno e la Questura avrebbe erroneamente qualificato fraudolenta la sua istanza. Con il quarto motivo ha dedotto violazione della direttiva rimpatri 2008/115/CE e vizio di motivazione, sostenendo che avrebbe dovuto esserle consentita la partenza volontaria, non essendovi pericolo di fuga. Con il quinto motivo ha denunciato violazione dei principi di legalità e buon andamento, assumendo che il provvedimento prefettizio fosse privo di adeguata motivazione.

La decisione

La Corte ha esaminato congiuntamente i primi tre motivi e li ha dichiarati inammissibili, richiamando il principio secondo cui il decreto di espulsione è atto vincolato e il giudice ordinario, investito dell'impugnazione, può solo verificare la sussistenza dei presupposti legali dell'espulsione al momento della sua adozione, senza poter sindacare la legittimità del diniego o della revoca del permesso di soggiorno, sindacato riservato al giudice amministrativo. Ha quindi ritenuto corretta la decisione del Giudice di Pace che aveva fondato il rigetto sull'assenza di un permesso di soggiorno rilasciato alla ricorrente, questione non scrutinabile in sede ordinaria. Il quarto motivo è stato respinto perché il giudice di merito aveva accertato che la ricorrente era stata informata della facoltà di chiedere la partenza volontaria, aveva firmato per conoscenza il foglio notizie e vi era indicata la sua dichiarazione di non voler tornare nel paese d'origine né chiedere un termine per la partenza volontaria; la ricorrente non aveva confrontato specificamente tali rilievi. Il quinto motivo è stato dichiarato inammissibile per genericità. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato; non sono state liquidate spese per mancata difesa dell'intimata.

Norme richiamate

  • art. 380 bis c.p.c.

    presupposti per la trattazione in camera di consiglio non partecipata

    richiamato solo per la sussistenza dei presupposti processuali della trattazione camerale

  • art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c.

    omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti

    il motivo è stato dedotto ma non accolto, perché i primi tre motivi sono stati ritenuti inammissibili

  • art. 295 c.p.c.

    la pendenza del giudizio amministrativo sul permesso di soggiorno non impone la sospensione del giudizio sull'espulsione

  • art. 111, comma 6, Cost.

    il motivo è stato dedotto per difetto di motivazione, ma la censura non è stata accolta

  • art. 134 c.p.c.

    contenuto della sentenza e della motivazione

    richiamato nel secondo motivo in relazione alla lamentata mancata motivazione del rigetto dell'istanza di sospensione

  • art. 384 c.p.c.

    invocato dalla ricorrente ai fini di una decisione di merito, ma non ritenuto praticabile

  • Direttiva 2008/115/CE

    la Corte ha valorizzato l'accertamento di merito secondo cui la ricorrente era stata informata della facoltà di partenza volontaria e l'aveva esclusa

  • art. 1 L. 241/1990

    principi dell'azione amministrativa

    invocato per censurare la genericità della motivazione del provvedimento prefettizio, ma il motivo è stato ritenuto inammissibile

  • art. 97 Cost.

    buon andamento e imparzialità

    richiamato nel quinto motivo insieme alla L. 241/1990, senza esito favorevole

Massime di principio

  • In materia di espulsione dello straniero, il decreto prefettizio è un provvedimento vincolato: il giudice ordinario può controllare solo l'esistenza, al momento dell'adozione, dei presupposti legali dell'espulsione, ma non può sindacare la legittimità del diniego, della revoca o dell'annullamento del permesso di soggiorno, riservata al giudice amministrativo.
  • La pendenza di un giudizio amministrativo avente a oggetto il diniego o la revoca del permesso di soggiorno non determina, di regola, una pregiudizialità tecnica idonea a imporre la sospensione del giudizio civile sull'impugnazione del decreto di espulsione.
  • Nel giudizio di opposizione all'espulsione non è consentito al giudice ordinario disapplicare l'atto amministrativo presupposto emesso dal questore, quando la censura investa la legittimità del provvedimento sul soggiorno.
  • La doglianza relativa alla mancata concessione della partenza volontaria è infondata se dagli atti risulta che l'interessato sia stato informato di tale facoltà e abbia manifestato di non voler rientrare nel paese d'origine né chiedere un termine per allontanarsi volontariamente.
  • Le censure di legittimità devono confrontarsi specificamente con gli accertamenti compiuti dal giudice di merito; la mancata confutazione puntuale dei passaggi decisivi della motivazione rende il motivo infondato o inammissibile se generico.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniGiurisdizione internazionale
RamiProcesso civileInternazionale privato
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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