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Cassazione Penale, Ordinanza n. 04381/2025 del 03/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello resa ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., deducendo l'erronea qualificazione giuridica dei fatti contestati. Secondo la ricorrente, la condotta di detenzione e cessione di sostanza stupefacente avrebbe dovuto essere ricondotta all'ipotesi di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, in ragione della modica quantità di droga coinvolta. La Suprema Corte ha però rilevato che, trattandosi di sentenza resa all'esito del concordato sui motivi di appello, il ricorso è esperibile solo per vizi attinenti alla formazione della volontà di aderire al concordato, al consenso del Procuratore generale o al difforme contenuto della decisione rispetto all'accordo, oltre che per l'eventuale pena illegale. Le doglianze sulla qualificazione giuridica del fatto, invece, risultano rinunciate e quindi non deducibili in cassazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto non consentita la censura sulla qualificazione giuridica del fatto proposta contro una sentenza emessa ex art. 599-bis c.p.p. all'esito del concordato in appello, poiché l'accordo sui punti concordati comporta la rinuncia a far valere nel giudizio di legittimità doglianze diverse, anche se rilevabili d'ufficio, salvo il caso di pena illegale. Conseguentemente ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    La sentenza resa all'esito del concordato sui motivi di appello è impugnabile in cassazione solo per vizi relativi alla formazione del consenso, al consenso del Procuratore generale o al difforme contenuto della decisione rispetto all'accordo; non consente la deduzione di censure rinunciate.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Norma evocata dalla ricorrente per sostenere la più corretta qualificazione del fatto nell'ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti.

  • art. 129 c.p.p.

    La Corte richiama l'orientamento secondo cui, nel ricorso avverso sentenza ex art. 599-bis c.p.p., è inammissibile la doglianza relativa alla mancata valutazione delle cause di proscioglimento ex art. 129 c.p.p.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità, comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione contro una sentenza emessa ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., sono deducibili soltanto vizi inerenti alla formazione del consenso delle parti, al consenso del Procuratore generale o alla difformità tra accordo e decisione del giudice, oltre all'eventuale illegalità della pena.
  • L'accordo sui motivi di appello comporta la rinuncia a contestare successivamente in cassazione questioni che non attengano ai limiti sopra indicati, comprese censure sulla qualificazione giuridica del fatto e questioni rilevabili d'ufficio.
  • Le doglianze sulla qualificazione del fatto come ipotesi meno grave, quando formulate contro una sentenza di concordato in appello, sono inammissibili se non si traducono nella deduzione di una pena illegale.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniSpaccio
RamiProcesso penaleStupefacenti
SottomaterieLieve entità
IstitutiOnere della prova

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