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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33016/2023 del 28/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Stella impugna l'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere, denunciando violazione di legge (artt. 274, 275, 127 e 125 c.p.p.) e vizio di motivazione. Sostiene che il Tribunale ha violato i principi di proporzionalità e adeguatezza, abbia errato nel ritenere concreto e attuale il pericolo di reiterazione nonostante il distacco temporale di circa tre anni dai fatti originari, abbia attribuito rilevanza esclusiva alla gravità astratta dei reati trascurando la giovane età dell'indagato e la non significatività dei precedenti, e non abbia adeguatamente valutato la distanza temporale rispetto ai fatti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Bari abbia correttamente applicato i principi di legittimità in tema di esigenze cautelari, in particolare l'interpretazione dell'art. 274, lett. c), c.p.p.: il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione non richiede l'imminenza o la previsione di una specifica occasione delittuosa, ma una valutazione prognostica fondata sulle modalità del fatto, sulla personalità del soggetto e sul contesto socio-ambientale. Nel caso concreto il Tribunale ha valorizzato la natura violenta e protratta delle condotte commesse in ambito carcerario, il ruolo di primo piano assunto da Stella nella rivolta, i numerosi e recenti precedenti, l'evasione con successiva rapina aggravata durante la latitanza e l'intervento straordinario di polizia necessario per il suo arresto, ritenendo tali elementi idonei a fondare il pericolo attuale e concreto di reiterazione. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende, con trasmissione degli atti alla cancelleria per gli adempimenti di legge.

Norme richiamate

  • art. 274, lett. c), cod. proc. pen.

    Il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione non va inteso come imminenza del reato né come necessità di una specifica occasione di delinquere; indica la continuità del 'pericolo' nel tempo e si valuta prognosticamente sulla base delle modalità del fatto, della personalità dell'indagato e del contesto socio-ambientale. Può sussistere anche senza immediate opportunità di recidiva se la probabilità di ulteriori condotte è concreta.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione alla competenza del Tribunale chiamato a decidere sull'appello cautelare proposto dal Pubblico Ministero.

  • artt. 110, 112 n. 1, 419 cod. pen.

    Articoli penali che descrivono i reati contestati (concorso di persone, rapina aggravata, delitti relativi a manifestazioni e tumulti in carcere): la gravità e le modalità delle condotte sono state considerate rilevanti ai fini della valutazione del pericolo di reiterazione.

  • legge 16 aprile 2015, n. 47

    Norma citata come fonte della modifica dell'art. 274 c.p.p. che ha introdotto il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione; la Corte specifica il corretto significato di tale requisito.

  • art. 28 reg. esec. cod. proc. pen.

    Richiamato per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione di inammissibilità.

  • sentenza Corte Cost. 1/6/2000, n. 186

    Richiamata in tema di condanna al versamento di somme in favore della Cassa delle ammende quando il ricorso è dichiarato inammissibile, salvo che la parte non abbia agito senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione non richiede che il nuovo reato sia imminente né la previsione di una specifica occasione di delinquere; è sufficiente una valutazione prognostica sulla probabilità di condotte reiterative basata su modalità del fatto, personalità dell'indagato e contesto socio-ambientale.
  • La reiterazione può essere ritenuta concreta anche se l'indagato non dispone di immediate opportunità di recidiva, quando le modalità e la gravità dei fatti precedenti, la loro ripetizione e i precedenti recenti mostrino una persistente propensione criminosa.
  • Comportamenti violenti, sistematici e protratti nel tempo, specialmente in contesti che dovrebbero essere soggetti a massimo controllo (es. istituti penitenziari), pesano fortemente nella valutazione del pericolo di reiterazione.
  • Il ruolo di primo piano nell'organizzazione o esecuzione di condotte delittuose e la fuga/evadere con successivi reati aggravanti aggravano il profilo di rischio e giustificano misure cautelari più incisive.
  • Contestare l'effetto del contesto emergenziale (es. pandemia) non è di per sé sufficiente a escludere la responsabilità o la pericolosità: l'emergenza può essere considerata occasione, ma non automatica causa giustificativa delle condotte illecite.
  • Quando la distanza temporale dai fatti è notevole, il giudice deve svolgere un'analisi prognostica più approfondita; tuttavia la sola distanza non esclude il pericolo se sussistono elementi recenti e significativi indicativi di pericolosità.
  • Le misure cautelari devono rispettare i principi di proporzionalità e adeguatezza, ma la valutazione è concreta e tiene conto dell'insieme degli elementi fattuali; l'apprezzamento giudiziale su questi aspetti è sindacabile in Cassazione solo in limiti ristretti, salvo vizi di legge o motivazione manifestamente illogica.

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