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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33415/2024 del 03/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione, ai sensi dell'art. 671 c.p.p., tra tre sentenze irrevocabili: due per partecipazione ad associazione di tipo mafioso (clan Santapaola-Ercolano) e una per rapina aggravata, sequestro di persona e ricettazione. Sosteniva che i reati fossero programmati ed eseguiti nell'ambito di un unico disegno criminoso legato alla militanza mafiosa e che la rapina rientrasse nei reati-fine dell'associazione, nonostante in quella sentenza non fosse stata contestata la specifica circostanza aggravante prevista dall'art. 7 legge n. 203/1991.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ex art. 616 c.p.p. La Corte ha ritenuto non manifestamente illogica la motivazione del Giudice dell'esecuzione che aveva escluso il vincolo della continuazione tra la partecipazione all'associazione mafiosa e la rapina, rilevando: assenza di prova che la rapina fosse stata programmata al momento dell'ingresso nel sodalizio; natura eterogenea del fatto (rapina realizzata in territorio non di competenza del clan, a Messina); e il carattere in parte fattuale della controversia che non è sindacabile in Cassazione senza denuncia di travisamento della prova. La Suprema Corte ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui la continuazione richiede che i reati-fine siano stati programmati al momento della determinazione a entrare nel sodalizio e che reati contingenti e occasionali, pur rientranti astrattamente nei reati-fine, non comportano automaticamente la continuazione.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina la domanda di riconoscimento del vincolo di continuazione tra più condanne ai fini dell'esecuzione; nella sentenza è il fondamento della richiesta di unificazione delle pene tra reati giudicati con sentenze irrevocabili

  • art. 81 cod. pen.

    Regola il concorso di reati e la determinazione della pena quando le azioni costituiscono espressione di un unico disegno criminoso; richiamato nel quadro dell'accertamento del vincolo unitario

  • art. 416-bis cod. pen.

    Definisce l'associazione di tipo mafioso; le due prime sentenze accertano la partecipazione del ricorrente a un sodalizio mafioso, elemento centrale nella valutazione della possibile continuazione con reati-fine

  • art. 7 legge n. 203/1991

    art. 7 legge n. 203 del 1991

    Prevede una circostanza aggravante collegata ad attività mafiosa; la mancata contestazione di tale aggravante nella sentenza sulla rapina è stata discussa dalla difesa, ma la Corte ha ritenuto che la sua assenza non sia automaticamente decisiva ai fini della continuazione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna alle spese per il ricorso infondato; applicata per assoggettare il ricorrente al pagamento delle spese processuali

  • Cass. Sez. 1, n. 39858 del 28/04/2023 (Sallaj Florian)

    Sez. 1, n. 39858 del 28/04/2023, Rv. 285369-01

    Principio richiamato: la continuazione tra partecipazione ad associazione mafiosa e reati-fine è configurabile se i reati-fine erano stati programmati quando il partecipe decise di entrare nel sodalizio (non è richiesta programmazione al momento della costituzione del sodalizio)

  • Cass. Sez. 6, n. 4680 del 20/01/2021 (Raiano)

    Sez. 6, n. 4680 del 20/01/2021, Rv. 280595-01

    Principio richiamato: la continuazione non si configura quando i reati-fine sono legati a circostanze contingenti e occasionali non programmabili ab origine anche se astrattamente rientranti nelle attività del sodalizio

  • Cass. Sez. 5, n. 38786 del 23/05/2017

    Sez. 5, n. 38786 del 23/05/2017

    Giurisprudenza citata dalla difesa per sostenere che l'assenza della specifica aggravante non esclude automaticamente l'appartenenza al reato associativo; la Corte di cassazione ha tuttavia indicato che, nonostante tale principio, la prova del nesso causale e della programmazione rimane decisiva

Massime di principio

  • La continuazione tra partecipazione ad associazione mafiosa e reati-fine richiede prova che i reati-fine siano stati programmati, almeno nelle linee essenziali, al momento in cui il soggetto si è determinato ad entrare nel sodalizio; non è sufficiente la mera appartenenza al clan
  • La mancata contestazione di una specifica aggravante collegata alla mafia non determina automaticamente l'esclusione della natura mafiosa della condotta, ma non basta di per sé a stabilire il vincolo di continuazione
  • Reati-fine determinati da circostanze contingenti o commessi in territori non riconducibili all'area di influenza del clan sono difficilmente riconducibili a un medesimo disegno criminoso originario e possono impedire il riconoscimento della continuazione
  • La valutazione del nesso di continuità è essenzialmente fattuale: in Cassazione il sindacato è possibile solo se emerge manifesta illogicità, travisamento della prova o violazione di legge, non per semplice rilesame delle fonti probatorie
  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione è utile documentare elementi che colleghino temporalmente e funzionalmente i reati al progetto criminoso del sodalizio (es. dichiarazioni di collaboratori, circostanze di luogo e tempo, ruoli nell'organizzazione)

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