Cassazione Penale, Sentenza n. 47840/2022 del 19/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma del 07/04/2022 che ha rigettato il reclamo contro il decreto ministeriale di proroga del regime detentivo speciale ex art. 41-bis (D.M. 25/09/2019 e successiva proroga 22/09/2021). Il ricorrente contestava l'assenza di elementi nuovi e specifici nei decreti di proroga tali da dimostrare l'attualita' della capacita' di mantenere collegamenti con Cosa Nostra, denunciava vizi di motivazione e richiamava il positivo percorso trattamentale e la lunga detenzione come indici di una possibile cessazione del pericolo di collegamenti mafiosi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza abbia correttamente applicato i parametri indicati dalla precedente sentenza di annullamento (profilo criminale, posizione in seno all'associazione, perdurante operativita' del sodalizio, eventuale sopravvenienza di nuove incriminazioni) e abbia adeguatamente motivato la decisione richiamando elementi nuovi rispetto al decreto del 2019, in particolare il decreto di fermo del gennaio 2021 che attesta la perdurante operativita' del tessuto mafioso agrigentino e i contatti stretti fra la leadership del gruppo e la famiglia Fragapane. La corte ha inoltre condiviso che i progressi trattamentali del detenuto, per quanto positivi, non dimostrano di per se' una rottura del vincolo mafioso e che il mero decorso del tempo in detenzione non e' elemento idoneo, di per se', a escludere la capacita' di mantenere collegamenti con l'associazione. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese.
Norme richiamate
art. 41-bis Ordinamento Penitenziario (legge 26 luglio 1975, n. 354)
presente nel testo come base normativa per la proroga del regime detentivo differenziato
Per la proroga del regime 41-bis occorre accertare l'attualita' della capacita' del condannato di tenere contatti con l'associazione; l'accertamento deve fondarsi su parametri predeterminati (profilo criminale, ruolo nell'associazione, perdurante operativita' del sodalizio, nuove incriminazioni) e su indici fattuali che non siano neutralizzati da segni concreti di un venir meno del pericolo
art. 173, comma 1, disposizioni di attuazione del codice di procedura penale
citato nel testo in relazione ai limiti del ricorso
Rinvio ai limiti procedurali dell'impugnazione in materia penitenziaria; il ricorso in Cassazione deve rispettare i limiti formali e di materia previsti dalle disposizioni applicabili
Massime di principio
- La proroga del regime 41-bis deve essere fondata su un accertamento di attualita' del rischio di collegamenti con l'associazione, non su presunzioni storiche del ruolo svolto.
- I parametri decisivi sono il profilo criminale, la posizione ricoperta nell'organizzazione, la perdurante operativita' del sodalizio e l'emergere di nuovi fatti incriminatori; tali elementi vanno valutati con riferimento ad indici fattuali concreti e recenti.
- Il positivo percorso trattamentale del detenuto e la lunga detenzione sono elementi rilevanti ma non decisivi: possono mitigare il giudizio solo se dimostrano una reale e documentata presa di distanza dall'associazione.
- La semplice esistenza o sopravvivenza dell'associazione non basta a negare la cessazione del pericolo; e' invece probante la presenza di indagini o provvedimenti recenti che dimostrino l'operativita' e i collegamenti con il nucleo familiare del detenuto.
- Nei casi di forte radicamento familiare e di ruolo di rilievo, la corte tende a valorizzare la continuita' del vincolo mafioso a meno che non emergano elementi chiari di dissociazione.
- Il giudice del rinvio deve analizzare compiutamente i dati trattamentali e motivare come essi incidano o meno sull'attualita' del rischio, evitando giudizi meramente affermativi o automatismi.
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