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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44680/2023 del 07/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 30/03/2023 con cui il Tribunale del riesame di Salerno, in accoglimento dell'appello della Procura, aveva ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza a carico di Gaetano Celso anche rispetto al reato di omicidio aggravato (con aggravante della premeditazione) e aveva applicato la misura cautelare (arresti domiciliari) anche per tale capo. Il ricorrente censura la carenza e l'illogicità della motivazione in ordine alla sua partecipazione materiale o concorsuale all'omicidio e la mancata verifica rigorosa dei requisiti della premeditazione, evidenziando lacune istruttorie e possibili interpretazioni alternative dei fatti e delle risultanze tecniche e testimoniali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendo fondate le censure sulla carenza e sull'illogicità della motivazione del Tribunale del riesame sia in punto di gravità indiziaria riguardo alla partecipazione di Gaetano Celso all'omicidio sia in punto di sussistenza dell'aggravante della premeditazione. La sentenza annulla l'ordinanza impugnata e rinvia il procedimento al Tribunale del riesame di Salerno per nuovo giudizio, evidenziando l'obbligo di un'argomentazione più completa, coerente e critica degli elementi indizianti.

Norme richiamate

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Il requisito dei "gravi indizi di colpevolezza" richiede una valutazione cautelare che sia organica, coerente e in grado di far prevedere con qualificata probabilità un esito di condanna; non è sufficiente una mera congettura

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen.

    Disposizioni che individuano i motivi di ricorso per cassazione denuncianti violazione di legge e insufficiente o illogica motivazione; utilizzate per censurare le carenze della decisione impugnata

  • art. 110 cod. pen.

    Disciplina del concorso di persone nel reato; in sede cautelare è necessario dimostrare, anche indiziariamente, l'adesione e il contributo alla realizzazione del fatto comune

  • art. 575 cod. pen.

    Norma che definisce il reato di omicidio, oggetto della contestazione principale; la sua attribuzione richiede elementi sufficienti a sostenere la responsabilità penale

  • art. 577, comma 1, n. 3 cod. pen.

    Aggravante della premeditazione: richiede elementi che dimostrino un arco temporale e attività preparatoria tali da consentire di ritenere meditato il proposito criminoso; la semplice reazione immediata agli eventi non è sufficiente

  • art. 292, comma 2, lett. c) cod. proc. pen.

    Riferimento alle regole di valutazione delle prove in sede cautelare; impone al giudice di esplicitare il significato incriminante degli elementi esaminati in chiave prognostica

  • Corte cost., 24 aprile 1996, n. 131 (giurisprudenza)

    Richiamata per il principio che la misura cautelare deve poggiare su una valutazione prognostica sufficientemente approfondita e non su una sommaria delibazione degli indizi

Massime di principio

  • In sede cautelare la qualificazione degli "indizi di colpevolezza" deve essere motivata in modo organico, logico e compatibile con la prognosi di probabile condanna; motivazioni apodittiche o congetturali sono inadeguate.
  • La mera presenza fisica o la vicinanza a fatti criminosi non sono di per sé sufficienti a dimostrare il concorso: occorre evidenziare un contributo concreto, un ruolo funzionale o l'adesione al progetto criminoso.
  • L'aggravante della premeditazione richiede elementi che provino una pianificazione o un arco temporale e atti preparatori; reazioni repentine o risposte immediate a provocazioni difficilmente giustificano la premeditazione.
  • Le intercettazioni, le dichiarazioni di testi e le risultanze tecniche (es. accertamenti balistici) devono essere valutate criticamente e confrontate tra loro; l'assenza di riscontri o contraddizioni indebolisce il valore indiziario.
  • Per l'applicazione di misure cautelari la pericolosità e il rischio di reiterazione devono essere motivati con elementi concreti (pregresse condanne, comportamenti post-fatto, ecc.), non solo con valutazioni generiche.
  • Se il giudice cautelare non fornisce una motivazione sufficiente e coerente, la decisione è suscettibile di annullamento in cassazione con rinvio per nuovo esame.

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