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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 611/2023 del 11/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale della libertà di Firenze che aveva rigettato la loro istanza di revoca/sostituzione della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria applicata per i reati di concorso (art.110 c.p.) e sfruttamento del lavoro (art.603‑bis c.p.) in danno di quattro dipendenti. La difesa deduceva violazione di legge e carenza di motivazione circa la sussistenza di esigenze cautelari attuali e concrete, sostenendo come elemento nuovo la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e l'adeguamento dei corrispettivi riconosciuti ai lavoratori, tali da escludere il pericolo di reiterazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per manifesta infondatezza, rilevando che l'appello cautelare non ha apportato elementi di novità significativi rispetto al quadro probatorio. Il giudice del riesame aveva correttamente ritenuto irrilevante, ai fini cautelari, la mera regolarizzazione delle condizioni lavorative in presenza della gravità e della reiterazione delle condotte illecite (più vittime, violazioni macroscopiche della contrattazione collettiva). È stata confermata la sussistenza di un concreto rischio di recidiva e la necessità di mantenere, seppure lieve, una limitazione della libertà personale a fini di contenimento e dissuasione. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria di euro tremila ciascuno.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Ricorso per concorso di persone nel reato; rilevante per la qualificazione del fatto imputato ai ricorrenti.

  • art. 603‑bis cod. pen.

    Norma sullo sfruttamento del lavoro ("caporalato"/sfruttamento); la gravità e la reiterazione delle violazioni commesse ai danni di più dipendenti giustificano esigenze cautelari nonostante la successiva regolarizzazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Disciplina conseguenze per i ricorsi dichiarati inammissibili, inclusa la possibilità di condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.

Massime di principio

  • In sede di appello cautelare il giudice è tenuto principalmente a valutare l'esistenza di elementi nuovi (preesistenti o sopravvenuti) che modifichino apprezzabilmente il quadro probatorio: deduzioni ridondanti sulla mera sussistenza delle condizioni già valutate non sono di per sé sufficienti.
  • La regolarizzazione dei rapporti di lavoro o l'adozione di comportamenti riparatori può essere valutata positivamente, ma non elimina automaticamente esigenze cautelari se i fatti contestati sono gravi, reiterati e prefigurano un rischio concreto di recidiva.
  • Il pericolo di recidiva è valutato prognosticamente: non è richiesta la previsione di una specifica occasione di delinquere né l'imminenza dell'evento, ma elementi concreti tratti dalla condotta e dalla personalità dell'indagato possono giustificare la misura.
  • La motivazione del giudice del riesame deve esplicitare le ragioni per cui ritiene sussistere una probabilità di reiterazione; i ricorrenti devono affrontare e confutare espressamente tali ragioni per rendere efficace l'impugnazione.
  • L'inammissibilità dell'appello cautelare può comportare, oltre al rigetto del ricorso, l'imposizione delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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