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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23154/2022 del 14/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato la sentenza della Corte d'appello di Catania che aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 9-10-1990, n. 309 commesso il 18-12-2013. Il motivo del ricorso è che il giudice a quo non ha tenuto conto della recidiva specifica applicata in primo grado, che comporta un aumento del termine prescrizionale della metà e non di un quarto; quindi il termine prescrizionale sarebbe di 9 anni e non di 7 anni e mezzo, e il reato non sarebbe prescritto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondata la doglianza del Procuratore generale: la recidiva specifica è circostanza ad effetto speciale rilevante ai fini del calcolo del termine prescrizionale (art. 99, comma 2, e art. 157, comma 2, cod. pen.) e, ai fini del termine massimo, comporta un aumento della metà ai sensi dell'art. 161 cod. pen. Poiché la qualificazione della recidiva è stata appellata e deve essere decisa dalla Corte d'appello in secondo grado, il giudice di merito non poteva dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione. La sentenza impugnata è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi alla Corte d'appello di Catania per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    norma che definisce il reato contestato in materia di stupefacenti

  • art. 99, comma 2, cod. pen.

    la recidiva specifica è una circostanza che comporta un aumento della pena fino alla metà; va considerata come circostanza ad effetto speciale nel calcolo della pena e quindi del termine prescrizionale base

  • art. 157, comma 2, cod. pen.

    prevede che il termine prescrizionale base si determina tenendo conto delle circostanze che incidono sulla pena, quindi la recidiva influisce sul termine base

  • art. 161, cod. pen.

    ai fini del computo del termine prescrizionale massimo, per la recidiva specifica è previsto un aumento della metà

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020

    norma procedurale citata per la requisitoria scritta del Procuratore generale dinanzi alla Corte di Cassazione

Massime di principio

  • La recidiva specifica incrementa la pena fino alla metà e deve essere considerata nel calcolo sia del termine prescrizionale "base" sia del termine massimo; l'aumento è di metà, non di un quarto.
  • Se la qualificazione della recidiva è contestata e soggetta ad appello, il giudice di primo grado non può dichiarare estinto il reato per prescrizione fino alla decisione definitiva sulla recidiva, perché l'esito di tale valutazione può modificare la durata della prescrizione.
  • Il calcolo della prescrizione va effettuato partendo dalla pena edittale e tenendo conto di tutte le circostanze che la incrementano o diminuiscono: circostanze ad effetto speciale (come la recidiva specifica) incidono sul termine prescrizionale.
  • Il pubblico ministero deve impugnare le decisioni che omettono di valutare circostanze rilevanti ai fini della prescrizione (es. recidiva), poiché tali omissioni possono determinare un errato proscioglimento per prescrizione.
  • In casi simili la Corte d'appello dovrà riesaminare la sussistenza e l'effetto della recidiva prima di pronunciarsi sulla eventuale estinzione per prescrizione.

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