Cassazione Penale, Sentenza n. 51309/2023 del 22/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza d'appello che li aveva condannati per reati riconducibili al riciclaggio (capi A, B, C) e, per il solo Capone, anche per il capo E), denunciando: carenza, contraddittorietà e illogicità della motivazione circa l'elemento oggettivo del reato di riciclaggio e la mancata riqualificazione in ricettazione; contestazione della individuazione del fornitore delle armi (D'Addio vs Giovannardi); contestazione delle modalità e del luogo del rinvenimento (sottoscala vs sottotetto) e delle date della condotta (sostegno che le condotte si sarebbero esaurite nel 2008 mentre le sentenze richiamano fatti fino al 2010); assenza di riscontri materiali circa strumenti per alterare matricole; incongruenze tra intercettazioni e armi contestate; mancanza del dolo richiesto dall'art. 648-bis (si sarebbe trattato di mera negligenza o di comportamenti conformi alla legge); carenza di specificazione del contributo concorsuale; prospettive processuali: mancato avviso sulla possibilità di sostituzione della pena con pene sostitutive (art. 545-bis c.p.p. e d.lgs. 150/2022), mancata applicazione degli artt. 58 legge 689/1981 e 95 d.lgs. 150/2022; richiesta di rinnovazione istruttoria e contestazione della responsabilità per il capo C) nei confronti del Giovannardi, nonché censura sulla applicabilità dell'interdizione (art. 32-bis c.p.) alla ditta individuale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto che si fosse formato un 'doppio conforme' (sentenza di primo grado e d'appello coerenti) e ha dichiarato aspecifici o infondati la maggior parte dei motivi relativi ai ricorrenti Sparacino e Capone, con conseguente inammissibilità dei loro ricorsi; ha quindi confermato le condanne per i reati di riciclaggio contestati e ha condannato Sparacino e Capone al pagamento delle spese e di una somma a titolo di ammenda. Per il Giovannardi la Corte ha rigettato la maggior parte dei motivi ma ha accolto il motivo relativo al capo C): la corte territoriale non avrebbe fornito adeguati elementi logico-probatori per attribuire al Giovannardi un contributo causale (morale o materiale) nel reato di cui al capo C). Per tale capo la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello di Salerno per nuovo esame limitato alle criticità indicate. Sono state altresì rigettate le censure relative all'obbligo di avviso sulla possibilità di sostituzione delle pene, alla mancata rinnovazione dell'istruttoria e alla non applicabilità dell'art. 32-bis alle ditte individuali (la Corte ha ritenuto applicabile l'interdizione anche alle ditte individuali).
Norme richiamate
La Corte conferma che il reato di riciclaggio si realizza anche con operazioni finalizzate a rendere difficile, non necessariamente impossibile, l'identificazione della provenienza del bene; pertanto condotte dirette ad ostacolare o a rendere difficoltoso l'accertamento sono idonee a integrare il reato.
art. 648 cod. pen. (ricettazione) - richiamo nella discussione
I ricorrenti chiedevano la riqualificazione in ricettazione; la Corte osserva che la sussistenza del riciclaggio è compatibile con le condotte accertate e non richiede la conversione in ricettazione quando vi siano elementi volti a ostacolare l'identificazione.
Richiamati in relazione alla responsabilità personale e al concorso di persone nel reato; la Corte valuta che per l'affermazione del concorso sia necessario un adeguato nesso causale e contributivo, non meri indizi possibilistici.
Valutato in relazione al concorso di persone: la Corte distingue tra indizi sufficienti per la convizione e semplici sospetti o connessioni opportunistiche; per il capo C) la prova del concorso non è risultata adeguata rispetto al canone dell'oltre ogni ragionevole dubbio.
Riferito al principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio: la Corte richiede una motivazione che superi positivamente le ipotesi alternative affinché l'accusa possa ritenersi provata.
La Corte sottolinea che l'avviso alle parti circa la possibilità di sostituzione della pena deve essere dato quando il giudice ritenga effettivamente di poter procedere alla sostituzione in base alla discrezionalità; non si configura come un diritto automatico dell'imputato.
Richiamato in connessione alle nuove norme procedurali sulle pene sostitutive; la Corte afferma che la valutazione resta discrezionale e che l'eventuale richiesta deve essere tempestiva (in appello se si richiede lì).
Norma sulle pene sostitutive: la Corte ribadisce che la sostituzione delle pene detentive brevi rientra nella discrezionalità del giudice e deve essere richiesta nei termini processuali opportuni.
Richiamato come norma contenente nuove pene sostitutive; la Corte precisa che il giudice d'appello deve pronunciarsi solo se è stata formulata la pertinente richiesta dall'imputato.
La Corte interpreta la norma come applicabile anche alle ditte individuali: l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi/in cariche di imprenditoria privata può riguardare anche il titolare di ditta individuale, evitando un vuoto normativo e disparità di trattamento.
Richiamato come base per la condanna alle spese e per la valutazione della inammissibilità dei ricorsi; la Corte ha condannato gli odierni ricorrenti alle spese e a una somma a titolo di ammenda per inammissibilità.
La Corte ricorda che l'imputato può presentare istanza per l'applicazione delle pene sostitutive al giudice dell'esecuzione entro trenta giorni dall'irrevocabilità della sentenza.
art. 190, 507, 603 cod. proc. pen.
Norme citate in relazione alle richieste di rinnovazione dell'istruttoria e all'acquisizione di documenti: la Corte ribadisce che la rinnovazione in appello è eccezionale e occorre dimostrare l'indispensabilità delle prove richieste.
Massime di principio
- In Cassazione non è possibile ottenere una rinnovata valutazione neutrale dei fatti: le doglianze di merito già trattate in appello e basate su diversa lettura delle prove sono in gran parte inammissibili o inefficaci se non si dimostra un travisamento decisivo della prova.
- Per il reato di riciclaggio ex art. 648-bis c.p. non è necessario che l'identificazione della provenienza sia resa impossibile: sono punite anche le condotte che la rendono semplicemente più difficile; dunque elementi come clonazione, ripunzonatura o sostituzione di parti possono integrare l'elemento materiale.
- La prova del concorso (art. 110 c.p.) e, in particolare, del concorso morale richiede indizi concreti e un nesso causale plausibile: apprezzamenti indiziari meramente possibilistici o apodittici non soddisfano il canone dell'oltre ogni ragionevole dubbio e possono determinare l'annullamento parziale.
- La mancanza di riscontro materiale (ad es. strumenti per alterare matricole) non esclude automaticamente la responsabilità se il quadro probatorio complessivo è grave e coerente; tuttavia la difesa deve evidenziare elementi che rendano decisiva l'ipotesi alternativa.
- Sulle pene sostitutive: il giudice non è obbligato a proporre la sostituzione d'ufficio; l'avviso alle parti è dovuto quando il giudice intende valutare concretamente la sostituzione e la difesa deve formulare tempestiva richiesta (in appello) o rivolgersi al giudice dell'esecuzione se la questione non è stata decisa.
- La richiesta di rinnovazione istruttoria in appello è eccezionale: va motivata con elementi di novità, indispensabilità e decisività; la Corte d'appello può implicitamente escluderla mostrando che il compendio probatorio è già completo.
- L'applicabilità di sanzioni accessorie (es. interdizione dagli uffici direttivi) deve essere valutata anche rispetto alla tipologia d'impresa: la Corte ritiene che l'art. 32-bis possa riguardare anche la ditta individuale per evitare vuoti normativi e disparità di trattamento.
- Per prospettare successo in cassazione occorre indicare con precisione errori di diritto o travisamenti della prova decisivi e non limitarsi a proporre alternative ricostruttive dei fatti; va dimostrata l'incompatibilità tra la motivazione del giudice di merito e i fatti provati.
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